Quando si mette in scena un testo classico e’ sempre un rischio e, rischioso, lo e’ anche l’aggettivo: classico, che cosa si intende? Pirandello, Goldoni, qui Shakespeare. Autori visti, rivisitati, violentati, martoriati ma, in questo caso, lo scrittore inglese e’ stato centrato in pieno. Non solo Massimo Ranieri e’ Riccardo III ma tutti i personaggi che gli ruotano intorno ben definiti, protagonisti, artisti nell’uso della voce, nessuna sbavatura, tutto e’ in ordine, anche il fumo delle sigarette segue un suo percorso sotto i riflettori. L’ambientazione e’ degli anni ‘40, gli uomini indossano smoking e papillon, sigarette, pistole rammentano un po’ i gangster americani. Riccardo e’ brutto, deforme ma geniale allo stesso tempo, assetato di odio e di vendetta, forse perche’ avrebbe voluto avere un fisco normale, forse perche’ vuole imporre la sua presenza, quella che anche la madre ha rifiutato per anni. Ora e’ il suo momento ma l’atto finale arriva per tutti, anche per lui. Correte al teatro Brancaccio, pure i non appassionati questa e’ un’occasione unica grazie alla quale si tratta di qualita’, ahime’, ormai sparita.
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