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Natuzza Evolo nella ricorrenza del quinto anniversario della sua morte in un libro

Domani l’annuncio dell’iter per la causa di beatificazione di Nautuzza Evolo, durante la cerimonia del quinto anniversario della sua morte. Intanto nei giorni scorsi, per la ricorrenza che richiamerà migliaia di fedeli da tutta Italia, è stato presentato il libro di Vincenzo Varone “Sotto il cielo di Paravati”, in cui il giornalista e scrittore racconta l’esperienza umana della mistica di Paravati nella sua “normalità” quotidiana, di sposa e madre. Paravati ha un nuovo cielo. Chi appartiene a questa comunità, d’ora in poi, lo sentirà più vicino, più familiare, più umano. Questo miracolo lo ha compiuto il libro di Vincenzo Varone, “Sotto il cielo di Paravati”. È il cielo di Natuzza Evolo, narrato con la potenza evocativa di una parola che ha saputo segnare e disegnare il confine tra la sacralità dell’esperienza di questa donna e la sua vita familiare, nella semplicità e spontaneità di madre. Nell’attesa dell’annuncio (che avverrà domani, nella cerimonia del quinto anniversario della sua morte) della causa della beatificazione. Postulatore don Enzo Gabrieli (arcidiocesi di Cosenza –Bisignano), il libro è stato presentato nei giorni scorsi nella Sala polifunzionale della fondazione “Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime”. La sala gremita di gente è stata completamente rapita dal racconto che gli ospiti hanno partorito dalla lettura del libro. Coordinati e introdotti da Sergio Pititto (giornalista), sono intervenuti Mimmo Mazzeo, (scrittore che ha firmato la presentazione del libro), Arcangelo Badolati (giornalista e scrittore), Romano De Grazia (Presidente emerito della Suprema Corte di cassazione), ed infine l’autore. Tutti i presenti hanno rivissuto la vicenda della mistica di Paravati, con aneddoti e esperienze, anche personali. Sia Badolati prima, che Mazzeo e De Grazia dopo, in un clima solenne, commosso, carico di intima religiosità e di tensione umana, hanno spiegato l’ispirazione che anima il libro, che si distingue da tutti gli altri libri scritti sulla figura di Natuzza Evolo, perché è raccontato dal di dentro, da chi l’ha conosciuta da vicino. Ognuno di loro ha colto significati ricchi di echi e di evocazioni, coinvolgendo i presenti in una sorta di liturgia della parola vissuta nel silenzio carico di epifanie, di sensazioni, come se, nei loro sguardi, fosse presente “mamma Natuzza”. Delicata, quasi pudica, misurata e profonda l’analisi compiuta da Arcangelo Badolati, che ha elogiato la scrittura di Varone; partecipato e esegetico sotto il profilo della tecnica narrativa e nella descrizione del sentimento del sacro che ha ispirato Natuzza, dalla sua missione umana e sociale, all’edificazione della fondazione “Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime”, il commento di Mazzeo; commosso e carico di sentimento umanamente sofferto, quello del giudice De Grazia. Tutti hanno concordato che “Sotto il cielo di Paravati” è un libro che ha saputo trovare il filo per rievocare la parabola umana, esistenziale e spirituale di una donna che ha incontrato una moltitudine di gente proveniente da tutto il mondo, rimasta madre di famiglia, ma piegata e ripiegata alla sua “passione”, come un “umile verme di terra”, capace però di trasformarsi in angelo dal volto dolce, mansueto, incantato, per donare serenità e consolare i cuori afflitti e i disperati, con il linguaggio dell’amore cristiano. Il senso, il motivo ispiratore, la vibrazione interiore, è trapelata nell’intervento conclusivo dell’autore, Vincenzo Varone, il quale ha sigillato il racconto rievocando i sentimenti captati ed espressi come un rabdomante che sa interpretare le energie sotterranee, recondite e sa trovare la vena pullulante nello stile che gli è congeniale, con il fiuto del narratore, carpendo l’attenzione e l’emozione impressi in alcune immagini ed emblematici episodi filmati nella sua memoria, con uno sguardo interno capace di proiettare come un’onda concentrica, l’eco collettivo, nel giorno del suo trapasso, in un preciso istante: “E’ l’alba del primo novembre dell’anno 2009, giorno di tutti i Santi. L’orologio sotto il cielo di Paravati segna esattamente le 5.15. Natuzza Evolo, circondata dall’affetto dei suoi cari e dei suoi padri spirituali don Pasquale Barone e padre Michele Cordiano, dopo un ultimo sguardo, si congeda dal mondo per intraprendere il suo viaggio verso la Casa del Padre …”! Così l’incipit che si snoda nel viaggio di Fortunata Evolo, la mistica che ha segnato la storia di Paravati e quella dello stesso autore. L’abitazione in cui Natuzza ha trascorso la sua vita “di sposa, di madre, di missionaria della Parola di Dio e di messaggera della Madonna” si trovava a pochi passi da quella in cui ha vissuto e vive Varone, in via Nazionale: “Ai miei occhi inquieti e curiosi, già da allora con il pallino della verità da scovare, quello che accadeva intorno a Natuzza, compresa la visione degli Angeli custodi e dei defunti, ha sempre rappresentato la normalità e nulla di sconvolgente di innaturale …”.

Redazione

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