A ottobre del 2012 il Ministero dell’Interno ha sciolto il Comune stabilendo che a Reggio Calabria non c’era solo il rischio di infiltrazioni mafiose, ma che la mafia era già nelle stanze del “potere” e che esisteva una “linea di contiguità” con la classe politica.
Le inchieste hanno portato alla luce le ombre del “Modello Reggio”: consiglieri comunali arrestati, politici che parlavano con i boss, due società municipalizzate (la Leonia e la Multiservizi) infiltrate dalle cosche, altre aziende a capitale pubblico sommerse dai debiti come l’Atam (l’azienda di trasporto cittadino) e sull’orlo del fallimento, ma soprattutto i bilanci comunali truccati.
Ora i reggini sono tornati alle urne e hanno eletto in modo plebiscitario Giuseppe Falcomatà, figlio dell’ex sindaco Italo, un giovane dalle belle speranze. I cittadini della metropoli calabrese hanno riposto molte delle loro speranze nell’esponente di centrosinistra. E si augurano che le attese non vengano deluse.
La lesione del legamento crociato anteriore rappresenta uno degli infortuni più frequenti tra chi pratica…
Un potente terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito la Colombia, provocando vittime, feriti e ingenti…
Il ragionamento che accompagna la possibile rinascita di un centro autonomo guidato da Carlo Calenda…
Una notte di violenza si è trasformata in tragedia a Sangineto, nel Cosentino. Antonio Perrotta,…
Il generale Roberto Vannacci, ospite di Massimo Martire su Canale Italia, è stato interrogato sulle…
Il governo italiano sotto pressione sul dossier migranti. Dopo la Spagna, anche la Germania di…