Ci vorrà l’esito del test del Dna per avere la conferma ufficiale ma a quanto emerge il cadavere ripescato domenica dalle acque del Brenta, dietro la chiesa di Torre, apparterrebbe all’ex consigliere comunale di Castelfranco, che si era allontanata da casa e di cui non si avevano più notizie da fine agosto.
Ad indirizzare le indagini in questa direzione è stata la badante che assisteva l’insegnante di Castelfranco, anche se non è ancora arrivata l’esito del confronto tra l’identikit genetico del cadavere del fiume e quello dell’unica figlia di Nadia Menon, Arianna. La professoressa di 59 anni, originaria dell’Alto Adige, era rimasta vedova da poco.
Il cadavere, rimasto parecchio tempo in acqua, è irriconoscibile, ma la badante dell professoressa ha riconosciuto il ciondolo che la donna ripescata nel fiume portava ancora al collo. Unico indizio per identificarla, visto che il corpo era completamente nudo. Il monile era una delle collane preferite di Nadia. La metteva spesso, ha spiegato la badante sentita dagli inquirenti.
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