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Pisa a ferragosto com’è cambiata la città

Non ci sono più i ferragosto di una volta…Negli anni 70 il centro della città era deserto e silenzioso. Gli stranieri non mettevano fuori il capo dalla Piazza dei Miracoli,la stazione dei bus in piazza sant’Antonio si affollava soltanto nelle prime ore del mattino e alla sera sul tardi coi bagnanti pendolari. Anche Corso Italia riprendeva a vivere solo intorno alle 19 con i giovani dopo il mare e la doccia. Ma Pisa era deserta e a me piaceva così, coi Lungarni a mostrare, senza intralci, le proprie bellezze.

Se si escludono i locali dei turisti tutti concentrati a Tramontana intorno alla Torre, a Pisa c’era una sorta di serrata. La città,  che cominciava a non essere più operaia e ancora non era diventata turistica,  chiudeva  bottega e faceva festa. Per il pane fresco e schiacciata occorreva spostarsi da Ristori sul Litorale e per mangiare, al tocco, lo stesso; poi la sera si poteva mangiare la zuppa di pane  alle 4 strade, in Barbaricina. Ma i pochi rimasti preferivano le colline vicine, a Calci, Molina di Quosa…

Oggi la città si impegna a dimostrare il suo lato turistico. Dalla Stazione al Duomo il via vai dei turisti non si interrompe mai. I locali sono aperti. Si può comprare da bere e da mangiare, e anche le sigarette. Eppure i pisani rimasti diffidano delle pizzerie e dei ristoranti per turisti. E’ una diffidenza che viene da lontano e ha le sue giustificazioni. Ma i piccoli locali nel centro che nel resto dell’anno nutrono una grandissima schiera di lavoratori, impiegati, studenti, professo universitari, ricercatori, si prendono qualche giorno di vacanza. Ma niente è come prima: e se oggi qualcuno vuol mangiare in centro può farlo fra i libri. Ubik, la libreria-ristorante offre i suoi tavolini al riscontro del vento nella galleria di via Garofani, dietro al Comune. E’ sempre aperta e lo sarà anche il 15 d’agosto. Un angolo di Europa dove, a causa delle bombe e dell’incuria, c’era fino a ieri un rifugio per gatti e un dormitorio per i senza tetto.

Redazione

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