Il Sindaco di Potenza Dario De Luca e l’Assessore comunale allo sport e politiche giovanili Giovanni Salvia hanno incontrato presso gli impianti sportivi comunali (Campo “Ex Enaoli”) i cittadini immigrati che per tre mesi saranno ospiti a Potenza. Si tratta di circa 70 giovani provenienti da otto nazioni diverse dell’Africa Subsahariana, richiedenti protezione internazionale, per i quali l’Italia ha promosso l’accoglienza gestita dal Ministero dell’Interno attraverso le Prefetture. A Potenza l’associazione Manteca è il soggetto accreditato in Prefettura per l’accoglienza che si concretizza nel vitto e alloggio e attività giornaliere di intrattenimento. L’Amministrazione comunale di Potenza ha accolto la richiesta di patrocinare un pezzo dell’attività messa in campo da Manteca mettendo a loro disposizione gli impianti sportivi del Comune di Potenza e nello specifico il campo Ex Enaoli sul quale una improvvisata squadra di calcio si sta allenando.
“Potenza –ha detto il Sindaco De Luca- è una città aperta e ospitale e questi immigrati sono stati accolti come i potentini sanno accogliere le persone in difficoltà.
Riteniamo –ha aggiunto Salvia – che lo sport sia la via più breve e uno dei modi più naturali e diretti per creare legami ed integrazione. Il primo vero momento di integrazione infatti lo hanno vissuto giocando a pallone nei quartieri con i nostri giovani e per questo abbiamo idea di organizzare una gran festa finale a settembre semmai con un torneo cittadino di calcio nel quale questi giovani immigrati possano incontrare altre rappresentative della città.
Questi ragazzi –ha continuato il Sindaco- stanno studiando l’italiano, visitando e frequentando la biblioteca nazionale e l’idea è quella di fargli fare anche altri sport, a piccoli gruppi, con società che vorranno mettersi a disposizione. Questo per costruire anche altre occasioni di integrazioni con la città.”
Gli immigrati –ha spiegato il referente di Manteca Michele Frascolla- sono ospitati in appartamenti messi a disposizione da cittadini di Potenza proprio perché riteniamo che farli vivere in piccoli gruppi sia vera accoglienza civile, garantendo loro la possibilità di cucinare propri cibi e vivere in maniera meno traumatica fuori dal loro ambiente.”
I giovani immigrati dovranno sottoporti alla fine di questo periodo di accoglienza ad un incontro con la Commissione Ministeriale. Solo allora sapranno se potranno restare o meno in Italia.
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