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Porre un freno alle retribuzioni dei top manager

La proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Fiba Cisl per porre un tetto alle retribuzioni dei top manager è stata al centro di un convegno che si è tenuto nei giorni scorsi alla Camera dei deputati alla presenza di diversi parlamentari. In Basilicata sono state raccolte quasi 3 mila firme sui posti di lavoro e nei gazebo allestiti nei principali centri della regione. Ne dà notizia in una nota la Fiba Basilicata che, nel corso del convegno ha presentato un rapporto sui compensi del top management del settore bancario dal quale si evince che la crisi non ha minimamente toccato presidenti, amministratori delegati e consiglieri di amministrazione. Qualche dato. Il compenso medio di un amministratore si aggira sui 4.600 euro l’ora. L’organizzazione sindacale di categoria evidenzia che “per guadagnare lo stipendio annuo di un impiegato gli ad di Generali, Unicredit e Unipol impiegano appena 2 giorni; i direttori di Intesa, Unicredit, Banco Popolare e Mps circa 4 giorni; mentre il presidente di Unicredit – il più povero del gruppo – deve lavorare addirittura un’intera settimana, ma porta a casa almeno la domenica”. La Fiba ha calcolato inoltre che dal 2010 al 2013 i top manager delle principali banche italiane, alla faccia della crisi, hanno accumulato una fortuna con guadagni extra fino a 13 milioni di euro. “E questo – lamenta la Fiba – mentre a livello locale si consuma una pesante ristrutturazione con la chiusura di numerose filiali. Da un monitoraggio effettuato dalla Fiba Cisl Basilicata emerge infatti che nell’ultimo biennio i principali istituti di credito presenti in regione (Carime, Mps e Banco di Napoli) hanno ridotto sensibilmente la loro presenza sul territorio. In tutto sono state chiuse ben 23 filiali, 14 nel potentino e 9 in provincia di Matera. A queste va aggiunta la chiusura della succursale di Potenza della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti con il trasferimento di tre dipendenti in Abruzzo. In tutto sono un centinaio gli addetti coinvolti tra prepensionamenti e trasferimenti. Per il segretario della Fiba Cisl Basilicata, Gennarino Macchia, “non è più tollerabile che la retribuzione di un top manager sia slegata dai risultati. Abbiamo iniziato un percorso di equità che non vogliamo abbandonare per non tradire la fiducia di migliaia di cittadini. Noi non abbiano nulla contro i top manager, ma devono creare valore per gli azionisti e lavoro; invece assistiamo al costume sempre più frequente di amministratori che per ottenere risultati nel breve periodo tagliano lavoro e investimenti, e alla fine della giostra affossano le aziende, lasciando buchi di bilancio spaventosi. Mettere un freno alle super retribuzioni dei top manager vuol dire impostare un ragionamento su un nuovo modello di governance aziendale che massimizzi il risultato nel lungo periodo attraverso il core business e non attraverso pericolosi giochi di prestigio finanziari. Non siamo bolscevichi col sangue agli occhi ma riformisti che vogliono salvare il capitalismo dalle sanguisughe e costruire una vera economia sociale di mercato che premi il merito e non la furbizia”.

Redazione

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