E’ la richiesta dell’azienda “unilateralmente” decisa e comunicata ai lavoratori che al termine delle assemblee di fabbrica hanno affidato ai sindacati un pacchetto di otto ore di sciopero, oltre alla proposta di contratti solidarietà, al posto della Cig. Parte anche lo stato di agitazione permanente nello stabilimento perugino. Secondo fonti sindacali, la richiesta di cassa integrazione andrebbe da zero ore a una riduzione di orario, ma non è ancora chiara la sua distribuzione sull’organico. I sindacati non temono un blocco della produzione, ma “l’esame congiunto”, già richiesto all’azienda dalle organizzazioni, deve ancora cominciare. La mancanza della “parte strategia” poiché l’ammortizzatore “non sia fine a sè stesso” è ciò che preoccupa di più secondo Michele Greco, coordinatore della Rsu della Perugina. Secondo sindacati e lavoratori, il contratto di solidarietà, applicato anche lo scorso anno, presuppone un accordo su un piano industriale “che deve dare una prospettiva seria”. “L’atteggiamento di Nestlè e la mancanza di un guida forte a livello di direzione azienda – concludono i sindacati – non offrono al momento queste garanzie”.
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