“Abbiamo verificato una situazione rara. Siamo entrati nella Cappella degli Scrovegni e l’abbiamo trovata in perfette condizioni, come avessimo appena tolto i ponteggi del restauro”. Così Pinin Brambilla Barcilon, Gianluigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari tra i più importanti restauratori italiani che sotto la direzione di Giuseppe Basile misero mano al restauro degli affreschi di Giotto tra il 2001 e il 2002, chiamati dal vicesindaco reggente Ivo Rossi e dall’assessore all’edilizia monumentale Luisa Boldrin a verificare lo stato di conservazione degli affreschi.
“L’acqua c’è sempre stata ma non c’è umidità. L’acqua liquida nel sottosuolo è documentata ed ha una funzione determinante per la struttura delle fondamenta e dei muri della cappella. Non ci sono segni di risalita e toglierla potrebbe comprimere il terreno danneggiando l’equilibrio dell’edificio come si è verificato in altre situazioni. A 12 anni la cappella non presenta alcuna crepa, nessuna variazione” hanno aggiunto gli esperti sottolineando come con tutta probabilità l’ottimo stato di conservazione del capolavoro di Giotto sia dovuto al microclima e all’area di decantazione dove i visitatori devono sostare prima di entrare ad ammirare gli affreschi. “La Cappella degli Scrovegni è uno dei monumenti meglio conservati e curati d’Italia e gli affreschi sono al sicuro. L’acqua riguarda la statica e non gli affreschi, ma non risultano problemi. E’ giusto preoccuparsi e avere attenzione, ma non c’è alcun allarme” hanno concluso i restauratori. Noi non sottovalutiamo il problema e per questo oggi siamo qui – ha spiegato Ivo Rossi – Vogliamo la massima trasparenza e abbiamo chiesto ai massimi esperti mondiali del restauro di valutare la situazione senza voler coltivare polemiche. Le loro parole ci confortano e ci confermano nella necessità di continuare i controlli su questo capolavoro dell’umanità”.
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