Le ordinanze sono quattro in carcere e una ai domiciliari. Gli arresti sono stati effettuati dal nucleo di Polizia tributaria e riguardano i cosiddetti “fiduciari”, persone che facevano parte del cosiddetto “governo ombra” dello stabilimento siderurgico di Taranto e che rispondevano direttamente alla famiglia Riva. Tra essi, l’ingegner Gianfranco Legnani, indicato come il “direttore ombra” dello stabilimento Ilva di Taranto.
La loro mission era quella di controllare l’andamento dello stabilimento e riferire direttamente alla famiglia Riva. Proprio Legnani svolgeva, sembra, per l’appunto la funzione di direttore “ombra” dello stabilimento siderurgico. Su questo governo “parallelo” del sito produttivo la Procura e la Finanza avevano acceso i riflettori già nella scorsa primavera effettuando anche una serie di interrogatori e sopralluoghi nel siderurgico.
Al suo insediamento, inoltre, il commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, aveva deciso, fra i primi provvedimenti adottati, di azzerare la struttura dei “fiduciari” chiedendo a quanti ne facevano parte di scegliere, ovvero se entrare a far parte dell’organico Ilva con mansioni e funzioni precise e relativo numero di matricola. Un atto, questo di Bondi, che fu subito giudicato come una prima presa di distanza dalla gestione Ilva fino ad allora condotta da parte della famiglia Riva.
Gli arrestati sono accusati dalla Procura di Taranto di associazione a delinquere finalizzata a compiere reati ambientali. Oltre a Legnani, si tratta di Alfredo Ceriani, responsabile di tutta l’area a caldo del siderurgico; Giovanni Rebaioli, gestore dell’area Parchi materie prime e impianti marittimi dell’Ilva; Agostino Pastorino, responsabile dell’area ghisa e di tutti gli investimenti nell’Ilva; Enrico Bessone, responsabile dell’area manutenzione meccanica delle acciaierie.
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