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Trieste, presentata legge sui micronidi a tutela dell’infanzia

“La mia proposta di legge nasce letteralmente da un’esigenza proveniente dal basso poiché a seguito dell’applicazione della legge 20/2005 si sono concretizzati dei seri problemi che possono minare il funzionamento del nostro sistema di educazione dedicato alla prima infanzia.

L’attuale normativa, non prevedendo alcuna forma di elasticità, se non una serie di disposizioni temporanee e transitorie destinate a scadere a breve, potrebbe porre fine ad una serie di esperienze imprenditoriali, localizzate in tutta la Regione, che costituiscono un elemento complementare imprescindibile nell’ambito dei servizi forniti dalla società alle neomamme. C’è una forte esigenza per tutelare tutta una serie di realtà che al momento sono classificate come “sperimentali”.

E’ inutile girarci intorno: l’attuale offerta in materia di asili nido è in alcune zone della nostra Regione grandemente deficitaria. A ciò strutture private hanno supplito durante gli anni, gravandosi di un compito che forse avrebbe dovuto fare il pubblico. Chi si è fatto carico di ciò ha investito, ha speso tempo e denaro, per creare luoghi idonei alla permanenza di bambini.

Non bisogna dimenticare che questi servizi hanno un’importanza capitale per il processo di emancipazione della donna: molto spesso si fanno proposte coraggiose, si propongono quote rosa, ma poi non si apprestano gli strumenti che veramente consentono ad una donna di essere autonoma e poter affrontare serenamente la costruzione di una famiglia senza per questo dover rinunciare al proprio lavoro.

Sulla scia di quanto è stato fatto anche in altre regioni italiane, ho deciso di proporre una piccola e sostanziale modifica alla nostra normativa, introducendo la fattispecie di “micronido flessibile”.

Cosa s’intende? Semplicemente una struttura come un nido d’infanzia, ma con una capacità  ridotta, che può giungere ad un massimo di ventiquattro bambini. Ai micronidi si applicherà la normativa riguardante gli asili nido, ma saranno garantite alcune deroghe, che renderanno possibile a gran parte delle strutture ora classificate come sperimentali di poter continuare a funzionare, senza però pregiudicare la qualità del servizio che esse forniscono, o tanto meno la sicurezza dei bimbi ospitati.

Questa proposta di legge si pone, quindi, come obiettivo quello di garantire che iniziative fondamentali per la tenuta del nostro stato sociale diretto verso l’infanzia possano permanere in funzione, garantendo quindi la possibilità a numerose madri di conciliare l’attività lavorativa con il loro ruolo parentale, predisponendo una serie di deroghe ad hoc che non compromettono la qualità del servizio fornito”.

Lo dichiara Alessia Rosolen, consigliere regionale di Un’Altra Regione.

Redazione

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