Numeri che fanno la storia: 138 si, 9 no e 41 astenuti. L’Assemlea Generale ha approvato con una risoluzione l’ingresso della Palestina come Stato “osservatore”. Il voto è stato preceduto da un lungo e applauditissimo discorso del presidente palestinese Abu Mazen che ha chiesto il “certificato di nascita” dello Stato palestinese.
Il voto dell’Assemblea, ha detto Abu Mazen, è una occasione “storica” per la comunità internazionale, “l’ultima per poter salvare la soluzione a due Stati”. “Vogliamo raggiungere la pace e portare nuova vita al negoziato” con Israele, ha spiegato il presidente, ammonendo che “è arrivato il momento di dire basta all’occupazione e ai coloni”.
Durissimo all’Assemblea l’intervento di Israele. L’ambasciatore Ron Prosor ha definito la richiesta della Palestina “un passo indietro per la pace. Con questa risoluzione – ha detto – l’Onu chiude gli occhi sugli accordi di pace e non conferirà alcuna dignità di Stato”.
Irritazione anche da parte degli Usa, tra i nove paesi che hanno votato contro insieme a Israele, la risoluzione, ha detto l’ambasciatore Susan Rice “è sfortunata e controproducente e non fa altro che costituire un nuovo ostacolo sul cammino verso la pace”. Parole ribadite anche dal segretario di Stato Hillary Clinton da Washington. “Abbiamo ben chiaro che solo attraverso negoziati diretti tra le parti israeliani e palestinesi potranno arrivare alla pace”. Intanto a Ramallah la gente e’ uscita in piazza per festeggiare, sparando in aria e iniziando a ballare.
Unione europea si era presentata al voto divisa. All’astensione di Germania, Gran Bretagna, Olanda, hanno fatto da contraltare il voto favorevole di 15 Paesi tra cui Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Spagna, Grecia e Irlanda a cui si è aggiunta l’Italia. Tra le grandi potenze, luce verde per i palestinesi anche da Cina e Russia.
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