Ha 57 anni e vive alle porte di Palermo. E’ un pescatore che non ha mai avuto problemi con la giustizia ma è cugino di primo grado del boss palermitano Cosimo Lo Nigro, già condannato per le stragi. Gli investigatori della Dia l’hanno arrestato sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Firenze Anna Favi, su richiesta della Procura che indaga sugli eccidi del 1993. Per l’individuazione di Cosimo D’Amato sono state fondamentali le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. “Circa un mese e mezzo prima della strage di Capaci – ha messo a verbale l’ex sicario – vengo contattato da Fifetto Cannella, mi dice di procurare una macchina più grande che dobbiamo prelevare delle cose. A piazza Sant’Erasmo, ad aspettarci, c’erano Cosimo Lo Nigro e Giuseppe Barranca. Noi aspettavamo anche Renzino Tinnirello. Quindi siamo andati a Porticello, ci siamo avvicinati alla banchina e c’erano tre pescherecci ormeggiati. Siamo saliti sopra uno di questi e nei fianchi erano legate delle funi, quindi abbiamo tirato la prima fune e c’erano praticamente semi sommersi dei fusti, all’incirca mezzo metro per un metro. Quindi, abbiamo tirato sulla barca il primo fusto, poi il secondo e li abbiamo trasferiti in macchina”. Su queste dichiarazioni hanno lavorato i pm di Firenze, ma anche i colleghi della Procura di Caltanissetta, che si occupano dei misteri del ’92. Su una di quelle imbarcazioni ci sarebbe stato D’Amato, il regista della delicata consegna. Spatuzza sostiene che l’esplosivo sarebbe stato recuperato in mare, da alcuni siluri inesplosi della seconda guerra mondiale. Le indagini di Caltanissetta sul pescatore palermitano sono ancora in corso, anche per verificare eventuali complicità. A Caltanissetta, D’Amato è tecnicamente ancora un indagato a piede libero. Le indagini di Firenze, invece, si sono concluse nelle scorse settimane. D’Amato è adesso accusato di aver procurato l’esplosivo per gli attentati di via Fauro a Roma (14 maggio 1993), via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma (28 luglio 1993), via Palestro a Milano (27 luglio 1993). L’uomo avrebbe fornito il tritolo anche per il fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma del 23 gennaio 1994.
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