53 anni, ex segretario e consigliere provinciale dei Comunisti Italiani, è morto in Svizzera, in una clinica specializzata in morti assistite. Da quasi due anni combatteva con grande coraggio contro la Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Era stato in Thailandia per sottoporsi a una sperimentazione con cellule staminali; sperimentazione che non aveva dato l’esito sperato. Era in cura al Centro Sla di Padova, dove gli avevano prescritto un farmaco per posticipare il decadimento respiratorio. Di fronte all’aggravarsi delle conseguenze della malattia Vittorio Bisso aveva voluto manifestare pubblicamente, nel febbraio scorso, la propria volontà di non subire alcun accanimento terapeutico. Garanzia che in Italia non poteva avere.
Per questo, supportato dalla moglie che lui stesso aveva nominato “amministratore di sostegno” e mettendo a conoscenza della sua intenzione i suoi più stretti amici, nelle scorse settimane aveva rinnovato la carta d’identità specificando di volere quella valida per l’espatrio. Poi, lunedì, aveva lasciato la sua casa. Destinazione: un centro per la “morte dolce” in Svizzera. Qui la pratica del “suicidio” assistito.
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