“Il reato di strage – ha spiegato il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta – è stato contestato anche nel decreto di fermo, con l’aggravante della finalità di terrorismo”. “Il fermato – ha aggiunto – non ha voluto dire alcunché sul movente, e le indagini sono, adesso, in questa direzione”.
Alla base del gesto di Vantaggiato ci potrebbe essere una truffa non punita. Qualche settimana prima della strage, infatti, al tribunale di Brindisi, che si trova proprio alle spalle della scuola, era terminato un processo che lo vedeva coinvolto perché persona truffata. Vantaggiato sarebbe stato truffato per oltre 300mila euro per una fornitura di carburante, e si sarebbe sentito perciò vittima di un caso di malagiustizia, poiché il processo non era finito con la condanna di tutti gli imputati.
La decisione di prendere di mira la scuola sarebbe stata presa, dunque, senza alcun motivo specifico riconducibile all’istituto ma solo per evitare le misure di sicurezza al palazzo di Giustizia. L’altra ipotesi è che il 68enne possa aver agito per rancore nei confronti del preside dell’istituto, Angelo Rampino. Il dirigente scolastico. Avrebbe potuto essere lui, insomma, l’uomo che l’attentatore voleva punire.
“Per noi mio zio è un estraneo, io non l’ho mai conosciuto. Per mio padre quasi non era un fratello, perché non si parlavano da 35 anni. A nome della mia famiglia posso dire che siamo dispiaciuti e addolorati per le famiglie coinvolte in questa vicenda, soprattutto per Melissa”. Così Carlo Vantaggiato, figlio di Antonio, uno dei fratelli di Giovanni, commenta la notizia del fermo.
Carlo gestisce con il padre un deposito di carburante a Monteroni di Lecce. Ammette di essere sotto choch, lui, come il resto della famiglia. “E’ un dolore indescrivibile, quello che ha provocato ai genitori e ai parenti di Melissa, così come alle altre famiglie coinvolte”.
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