“Non è moralmente possibile più stare zitti – ammonisce – noi del mondo dell’associazionismo, del volontariato, elemosiniamo aiuti per gli interventi, mentre i partiti italiani incassano il triplo delle spese sostenute e l’Europa boccia il sistema dei rimborsi. Eppure i partiti sono delle associazioni, e allora perché non vivono con i sistemi del volontariato?”.
“Una forma di finanziamento attraverso il meccanismo del 5 per mille – propone il parroco – consentirebbe di abolire i finanziamenti pubblici ai partiti, che potrebbero così essere utilizzati per altri servizi”. Don Antonio suggerisce di adottare un modello all’americana, in cui i sostenitori contribuiscono direttamente alla vita dei partiti politici con le loro donazioni volontarie. Un’inversione di rotta, quindi, rispetto al sistema dei rimborsi fuori controllo e un modo per riallacciare un rapporto tra politica e cittadinanza che si può eufemisticamente definire logoro.
“Si chiedono grandi sacrifici alla gente, ai poveri, agli operai, ai lavoratori che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese – sottolinea ancora il prete-coraggio di Giorgilorio – per non parlare di chi perde il lavoro e dell’economia bloccata. Il malessere è grande, le povertà aumentano ma loro, i partiti, i soldi li vogliono tutti, ogni anno, pur avendo bilanci sempre in attivo. Io ogni anno, invece, devo andare alla ricerca del 5 per mille per poter mandare avanti le attività sociali e caritatevoli della mia parrocchia: e allora che facciano sacrifici anche loro. Si sono messi d’accordo sui controlli dei bilanci, dicono di aver fatto norme più severe, ma non è questo il problema. L’Europa scrive a Roma e boccia il sistema dei rimborsi – ribadisce – perché i partiti incassano il triplo delle spese sostenute, visto che in Italia l’erogazione dei fondi è legata al numero di voti ottenuti e non alle spese realmente sostenute. Un paradosso inaccettabile”.
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