Marò italiani arrestati dagli indiani con l’inganno

Nell’incontro con il presidente del consiglio Mario Monti, l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Catherine Ashton “si è impegnata a intraprendere ogni possibile ulteriore passo per arrivare a una soluzione positiva” della crisi. L’alto rappresentante, si legge in una nota diffusa dopo il colloquio a Bruxelles, “ha riferito al Premier italiano sui più recenti contatti avuti con le autorità indiane”. Il presidente Monti e l’Alto rappresentante Ashton “hanno convenuto di restare in stretto contatto”. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, riferendo nell’aula del Senato sugli sviluppi del caso, ha riferito che la Farnesina, nel suo lavoro diplomatico per assicurare che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, potranno tornare ai loro cari, “ha ottenuto il sostegno di “grandi Paesi amici”, preoccupati anch’essi che l’episodio possa avere ripercussioni sull’efficacia dell’azione di contrasto alla pirateria. “Abbiamo avviato una sensibilizzazione a tutti i livelli, attraverso Paesi amici per riportarli a casa”, ha detto Terzi.

Il Ministro ha ricordato i contatti avuti con “l’Ue, i Paesi più influenti nel Consiglio di Sicurezza, il segretario generale dell’Onu, i Paesi arabi più vicini”. I nostri partner, ha aggiunto il capo della Farnesina, “sono interessati soprattutto al fatto che i militari impegnati in operazioni di pace e in azioni antipirateria debbano essere giudicati dai loro Paesi”.

Ricostruendo le tappe della vicenda, Terzi ha spiegato che la consegna dei marò italiani alle autorità indiane è avvenuta per “effetto di evidenti, chiare azioni coercitive da parte delle autorita’”. La nave Enrica Lexie “non avrebbe dovuto entrare in acque indiane – ha detto il ministro – e i militari non avrebbero dovoto essere costretti a scendere a terra. Nel primo caso si e’ trattato di un sotterfugio da parte delle autorita’ indiane” che hanno attirato la nave nel porto di Kochi dicendo che avrebbe dovuto “contribuire al riconoscimento di sospetti pirati”; per il secondo punto, “la consegna dei marò – ha sottolineato Terzi – è avvenuta per effetto di evidenti, chiare azioni coercitive indiane”. Il Ministro ha sottolineato come “l’azione coercitiva” sia stata portata avanti “da oltre trenta uomini armati della sicurezza indiana”, saliti a bordo per prevalere i due marò e portarli a terra; e sia stata compiuta nonostante “la ferma opposizione delle nostre autorità presenti”, tra cui l’ambasciatore italiano a New Delhi, Cutillo. E ha fatto presente inoltre che, in qualità di Ministro, non aveva “titolo né autorità né influenza” per modificare la decisione del comandante dell’Enrica Lexie, di entrare in porto. “Pur tuttavia – ha aggiunto – ho avuto subito la convinzione che fosse urgente affermare la nostra opposizione alla pretesa indiana ad avere diritto esclusivo ad avviare accertamenti, inchieste e interrogatori”.

Redazione

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