Riabilitazione protesti agevolata spunta il nome di Marco Baldini

Un ex presidente della Fallimentare, che in qualche modo avrebbe favorito la “riabilitazione” di commercianti, imprenditori e vip protestati, i quali, grazie al suo intervento, potevano continuare a chiedere prestiti e mutui pur non avendone diritto. Tra questi, anche nomi noti, come il presentatore radiofonico Marco Baldini, molte volte al fianco di Fiorello. E Flavio Carboni, l’imprenditore sardo che è imputato per la vicenda della loggia P3.

Le loro posizioni sono tuttora al vaglio degli investigatori, che hanno in mano una lista di quattrocento persone che avrebbero fatto ricorso alla “scorciatoia” illegale per cancellare i rispettivi protesti e accedere a nuovi finanziamenti. La posizione dell’alto ex magistrato della Fallimentare viene valutata dalla procura di Perugia, competente ad indagare sui reati commessi dalle toghe capitoline. Ma il troncone principale dell’inchiesta è saldamente in mano al pm romano Luca Tescaroli, che già nei prossimi giorni potrebbe chiudere le indagini su questo piccolo esercito di quattrocento personaggi più o meno noti con problemi economici e gravati da protesti.

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, infatti, si tratta di persone che pagavano fino a trecento euro per tornare “solvibili”, dunque con la facoltà di contrarre nuovi debiti, chiedendo mutui e prestiti. Le irregolarità sarebbero cominciate dal 2005, fino al 2008, e a favorire la gestione allegra dei registri della Fallimentare c’era persino il direttore dell’Ufficio Protesti del Tribunale (recentemente deceduto), due funzionari comunali e due impiegati della Camera di Commercio, tutti indagati per corruzione, falso ideologico e falsificazione di sigilli dello Stato.

Una prima tranche dell’inchiesta è già avviata al dibattimento, dopo che il pm Tescaroli ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci persone accusate di aver fornito gli strumenti per produrre la falsa documentazione, dai timbri ai moduli in bianco necessari alla concessione del decreto di riabilitazione. Ma le indagini proseguono, soprattutto dopo che tutte le domande passate dall’ufficio del funzionario finito sotto accusa sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza per essere esaminate. E le anomalie sono evidenti, come ad esempio le pratiche firmate da dipendenti che in quella data risultavano assenti dal luogo di lavoro.

L’inchiesta è cominciata nel 2009, grazie allo zelo di un funzionario del Tribunale fallimentare di Brescia. E dallo strano caso di un signore, protestato in Lombardia, che chiedeva la riabilitazione al presidente del Tribunale di Roma. La legge prevede che dopo il pagamento del titolo protestato, la richiesta di riabilitazione venga presentata al presidente del Tribunale del distretto in cui si è verificato il protesto e successivamente sia un’istanza alla Camera di commercio competente per territorio ad avviare l’iter per la cancellazione dal Registro informatico. E invece quel signore aveva preferito un percorso più complesso. Così al Tribunale di Brescia era arrivata la richiesta degli uffici di viale Giulio Cesare, che volevano il fascicolo e le notizie sulla situazione del protestato. Ma il funzionario di Brescia ha voluto vederci chiaro e si è rivolto alla Guardia di Finanza. Sono stati avviati gli accertamenti, e proprio dalle pagine del faldone relativo alla posizione del protestato sono emersi nomi e indirizzi. Quelli dove gli uomini delle Fiamme Gialle si sono presentati per le prime perquisizioni, per arrivare agli sviluppi più recenti.

Redazione

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