A bordo della gigantesca nave Costa Concordia c’erano 4229 persone, di cui 3209 passeggeri, 989 italiani, 569 tedeschi, 462 francesi, 177 spagnoli, 129 americani, 46 giapponesi, 25 inglesi e via dicendo. E sia i turisti che i lavoratori dell’equipaggio in una notte hanno perso tutto: soldi, gioielli, vestiti, documenti. Un patrimonio enorme, milioni di euro a disposizione ora chiusi e abbandonati nelle cassette di sicurezza delle cabine invase dall’acqua.
Un tesoro incalcolabile che attirerà senz’altro la febbre degli sciacalli. Per questo i carabinieri di Orbetello hanno già costituito una speciale task force per presidiare da terra e sott’acqua il titanico scafo. Di sicuro, se qualche squallido predatore dovesse riuscire a confondere il suo barchino in mezzo ai tanti impegnati nei soccorsi oppure a mimetizzarsi tra le decine di sommozzatori oggi in azione, sarebbe uno scandalo mondiale.
Sono tanti i cittadini che adesso sperano di poter tornare in possesso dei propri averi. “Io quella notte ho lasciato 3 mila euro in cassaforte”, dice Tiziana Bologna, passeggera di Lampedusa. E suo padre Pietro racconta che in cabina, nel momento dell’evacuazione, ha lasciato il portafoglio con 2 carte di credito. “Rivoglio il mio anello di brillanti con una perla rosa, io ero nella cabina 1387”, lancia un appello la signora Cristina Bordino. Antonina Bologna e suo marito Sergio Leonardi coi loro gemellini Emanuele e Samuele di 3 anni, paralizzati dallo spavento, annunciano di voler chiedere anche i danni morali e biologici. “Per la sofferenza provata”, spiegano.
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