Il rischio idrogeologico è una realtà con cui l’Italia si sta confrontando a caro prezzo. Nei dati diffusi da Legambiente in avvio dell’Operazione Fiumi 2011 si possono leggere numeri allarmanti: l’82% dei comuni italiani ha al suo interno delle aree esposte al pericolo di frane e alluvioni. A coadiuvare l’associazione ambientalista in questo difficile lavoro il reparto specializzato in dissesto idrogeologico della Protezione Civile.
Il pericolo idrogeologico è ormai una priorità assoluta: in Italia oltre due comuni su tre sono a rischio. Le regioni più minacciate sono Calabria, Umbria, Valle d’Aosta, Marche e Toscana.
L’Italia si trova a pagare tutto in una volta, tutto insieme lo scotto di una politica che ha autorizzato a costruire ovunque in dispregio di tutte le norme edilizie e del rispetto dell’ambiente. La natura è stata violentata, i corsi d’acqua deviati. Ed ora è in atto la rivolta dei fiumi. Acqua mista a fango che uccide. Lo scorso anno era stato così in Veneto, in Toscana, in Calabria, giusto per citare i casi più eclatanti. Ed il 2011 è tornato a colpire la Toscana, aggiungendo poi il Lazio, la Liguria ed ora il Piemonte. Quanto sta accadendo impone una riflessione immediata ed una inversione di rotta urgente che parte innanzitutto da una presa di coscienza personale.
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