Inevitabile. Metà dei portuali di Gioia Tauro è per un anno “a riposo” in cassa integrazione speciale, in attesa di sapere nell’estate del 2012 il loro futuro: licenziamento o riassorbimento? Ma c’è chi ha già perso il posto di lavoro a seguito dell’abbandono dello scalo calabrese da parte di Maersk. Sono quattro i lavoratori licenziati senza ammortizzatori sociali dall’agenzia Servizi Marittimi Internazionali (Smi) della Spezia, che si occupava dei documenti per le navi in arrivo a Gioia Tauro (RC). La loro attività si è conclusa la scorsa settimana. A essere colpite, secondo quanto afferma Giuseppe Rizzo, della Uil Trasporti calabrese, sono anche le due agenzie marittime che seguivano i traffici della compagnia danese in loco, ossia gli uffici di Gioia Tauro di Maersk Italia e di Smi, ormai destinati a chiudere. La prima ha cinque dipendenti, la seconda ne ha nove. “I nove lavoratori – spiega Rizzo – erano dipendenti di Maersk Italia fino a tre anni fa, quando sono stati spostati a Smi”. L’agenzia era allora partecipata per un terzo da Maersk, che successivamente ha acquisito l’intera quota dagli altri soci spezzini. Successivamente è stata passata a Damco. Per i lavoratori, però, si è trattato di un passaggio puramente formale, perché l’attività di fatto non è cambiata. La situazione in questo momento è di stallo, ma i lavoratori di Smi, avendo respinto l’accordo e richiesto pari condizioni con l’altra agenzia, temono che entro la fine di agosto possano arrivare le lettere di licenziamento. A quel punto il braccio di ferro potrebbe diventare legale, anche se Rizzo confida che ci siano ancora spazi di manovra.
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