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Palermo, il pentito Giuseppe Di Maio lasciato dalla moglie si toglie la vita

Dall’aprile dell’anno scorso collaborava con la giustizia: Giuseppe Di Maio, 34 anni, ex esattore della cosca della Guadagna, ripeteva spesso in aula di essere “schifato” dai metodi di Cosa nostra. Per questo aveva deciso di accusare i suoi ex complici, fra cui il suocero e molti amici del quartiere. Le ultime dichiarazioni dell’ex picciotto erano state utilissime anche di recente, per l’arresto di alcuni boss di Pagliarelli. Ma Di Maio continuava a vivere un grande travaglio, perché dopo la scelta di collaborare la moglie l’aveva abbandonato, dissociandosi dalla decisione del marito. E da un anno e mezzo il pentito non vedeva i suoi due bambini. Venerdì potrebbe aver avuto un altro momento di sconforto impiccandosi nella casa dove era ai domiciliari, in una località segreta della Liguria. Una prima indagine necroscopica esterna sulla lesione presente sul collo farebbe propendere per il suicidio. Ciononostante, la procura di Palermo ha sollecitato l’autopsia che potrebbe essere disposta nei prossimi giorni per “approfondire” le cause della morte. Aveva quattro anni da scontare, per mafia ed estorsione: ma non era la condanna a preoccupare Di Maio, perché le porte del carcere non si sarebbero più riaperte per lui. In cella c’era rimasto solo un mese dopo il blitz della polizia, del marzo 2010.  Il giovane collaboratore era sempre rimasto in contatto con i genitori, che anni fa si erano opposti al suo matrimonio con la figlia del boss Giuseppe Lo Bocchiaro. Era stato proprio il suocero a introdurre Di Maio in Cosa nostra. “Ma poi, aveva iniziato a considerarmi un debole – così raccontava il pentito in una delle sue ultime deposizioni, rispondendo alle domande del pm Roberta Buzzolani – la verità è che io non volevo fare più quella vita”. Di Maio ha fatto arrestare, oltre al suocero, alcuni dei maggiori esponenti della famiglia di Santa Maria di Gesù, guidata fino al 1997 da Pietro Aglieri e in seguito da Ino Corso. La sua attività nell’ambito della famiglia mafiosa, era incentrata sul business delle estorsioni a danno di commercianti della zona di sua competenza. Nel suo portafogli, al momento dell’arresto, gli inquirenti ritrovarono la lista delle estorsioni portate a termine. E adesso risuonano come una drammatica profezia le parole che Lo Bocchiaro urlò al genero, quando lui già dava segni di insofferenza: “Potrai uscire da Cosa nostra solo da morto”.

Redazione

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