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Attentato a don Tonino, la Uil chiede l’invio dell’Esercito

La famiglia della Uil, tramite i suoi Segretari Provinciali di categoria, ha abbracciato don Nino Vattiata. E’ stato un momento vissuto intimamente anche perché il rapporto che il sindacato, guidato da Luciano Prestia, ha con il coraggioso prete va al di là dell’ufficialità. Il padre di Don Nino, il poliziotto a riposo Giovanni Vattiata, infatti è il responsabile del settore sicurezza all’interno della Uil Pensionati e da quella postazione è continuo il suo lavoro di consigli e di denuncia su tutti i fatti delinquenziali e criminosi che purtroppo sono una costante del territorio vibonese. Don Nino, nel suo intervento, ha denunciato con amarezza che troppa poca attenzione c’è per un comprensorio che talvolta appare disarmato nei confronti di una criminalità agguerrita, tesa non solo a difendere gli spazi conquistati ma anche ad espandersi soggiogando attività ed uomini ai loro interessi criminosi. Il parroco di Pannaconi ha concordato con Luciano Prestia sul fatto che la presenza delle forze dell’ordine nel Vibonese dev’essere ancor più sinergicamente organizzata, utilizzando meglio corpi come quello della Polizia Provinciale, del Corpo Forestale dello Stato e degli Istituti di Vigilanza privata, a presidio del territorio. Prestia ha ritenuto, e come lui i tanti Segretari di Categoria presenti, che una presenza dell’esercito sia necessaria, per il tempo dovuto a “smontare” l’organizzazione dello sporco lavoro malavitoso, effettuando in quel tempo, di concerto con Prefettura, Procura della Repubblica e Amministrazioni Comunali, un lavoro di bonifica di tutte quelle attività abusive fortemente intrise di illegalità a cui nessuno trova mai il tempo e la voglia di dedicarsi, facendo apparire questo territorio a tratti permissivista ed a tratti senza regole. La presenza dell’esercito non deve servire per militarizzare il territorio, ma per agire in regime di sussidiarietà con le forze dell’ordine, dando loro la possibilità di dispiegare al massimo il lavoro di intelligence utile a mandare in galera la delinquenza e lì farla rimanere. La popolazione ha bisogno di sicurezza, gli imprenditori taglieggiati progettano seriamente di trasferirsi altrove, nessun altro nuovo imprenditore pensa minimamente di scegliere Vibo come un luogo dove investire. Tutto ciò di fronte alla quasi totale rassegnazione della collettività che in assenza di un segnale forte dello Stato si guarda bene dal divenire cittadino attivo contro la criminalità. “Abbiamo la seria preoccupazione – ha concluso Prestia – che se non si invertirà la rotta, e questa inversione non può essere certamente rappresentata dalla trasferta balneare dei 20 uomini promessi dal ministro Maroni, di questo passo cederanno ai delinquenti anche amministratori e forze dell’ordine”.

Redazione

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