Sul povero contadino di Avretrana pesano come un macigno le donne di casa Misseri. In carcere l’assassina e figlia Sabrina insieme alla complice e moglie Mimina, zio Michele subisce le angherie psicologiche dell’altra figlia: Valentina. La giovane donna si è trasferita in via Deledda per convincere il padre a ribadire una colpevolezza a cui non credono gli inquirenti. “Il colpevole sono io e l’ho sempre detto, però non mi crede mai nessuno. Ogni volta che parlo io parlo dialetto, quando le traducono le parole cambiano, cambiano. Per questo sono nervoso”. Riguardo a Cosima e Sabrina, la moglie e la figlia ora in carcere, Michele Misseri spiega di aver “già detto che non so come devo dire di farmi perdonare, non lo so come devo farmi perdonare”, aggiungendo di sentirsi in colpa per loro. “Io mi sento in colpa di quello che ho fatto – dice – perché io non l’ho mai detto a nessuno e ho sbagliato, forse se l’avessi detto a qualcuno non sarebbe successo così. Ma perché a un certo punto ha accusato Sabrina? Non lo posso spiegare, devo ancora sentire dei giudici, questo non lo posso dire. Io a Concetta pure le chiedo perdono, ma non mi può perdonare perché ha ragione. Ha mille ragioni. Concetta anche che mi incontrasse per strada, pure che mi ammazzava nemmeno alzavo le mani”.
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