Emanuele Alfano, l’ex seminarista ventiquattrenne arrestato giovedì scorso per induzione alla prostituzione minorile, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in carcere il prete orco don Riccardo Seppia, ha “vomitato” l’indescrivibile nell’interrogatorio condotto dagli inquirenti, in particolare “delle cose terribili che succedono in seminario, dove sono stato un anno prima di andarmene perché non ce la facevo più”. Non ha potuto, i suoi avvocati difensori lo hanno fermato e lo stesso pm è andato oltre senza approfondire perché quello che succedeva, secondo Alfano, in seminario non è materia dell’inchiesta. Il gip ha convalidato l’arresto di Alfano, che resta in carcere per il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha definito la pedofilia nel clero “un’infame emergenza non ancora superata. Anche un solo caso sarebbe già troppo, quando i casi si ripetono lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale” e ha parlato di “danni incalcolabili alle vittime e alle famiglie”. L’umiliazione totale è destinata a aumentare via via che dall’indagine della Procura di Genova emerge la vita segreta di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato per abusi su minore e cessione di cocaina, e quella dell’ex seminarista. Un ragazzo egiziano, Mohamed, racconta di orge: “Abbiamo fatto sesso in tre, io, don Seppia e il mio amico E.” ha detto agli inquirenti. Per don Seppia è in arrivo una nuova imputazione, induzione alla prostituzione minorile, mentre si alleggerisce l’accusa di violenza sessuale che sarà riformulata come tentata violenza. Il chierichetto oggetto delle sue attenzioni ha ridimensionato l’accaduto: “Mi ha afferrato alle spalle e si è strofinato contro di me – ha detto – ma non mi ha baciato perché io mi sono scostato”. “Io i bambini li accarezzo e li bacio sulla guancia per affetto” ha detto don Seppia al pubblico ministero. Non ci sono accuse legate alla sieropositività del sacerdote.
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