Il Consiglio dei ministri dà il via libera alla riforma del Codice della strada. Tra le misure previste, sanzioni commisurate all’eccesso di velocità, notifiche digitali, nuove regole per assicurazioni, motociclisti e patenti. Cambiano anche le disposizioni per camionisti e conducenti di autobus.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre 2026 la riforma del Codice della strada, intervenendo su diversi aspetti della circolazione e delle sanzioni. Il provvedimento arriva alla vigilia della scadenza della delega legislativa, fissata al 14 ottobre, e introduce una serie di modifiche che riguardano automobilisti, motociclisti, conducenti professionali e persone con disabilità.
Tra gli interventi più rilevanti figura la revisione delle multe per eccesso di velocità, con l’obiettivo dichiarato di rendere le sanzioni più proporzionate alla gravità della violazione. La bozza contempla inoltre nuovi termini per le notifiche, procedure digitali e aggiornamenti sulle modalità di controllo dei veicoli.
La novità che interessa più direttamente gli automobilisti riguarda il sistema di calcolo delle sanzioni per chi supera i limiti di velocità.
Secondo quanto riportato nella bozza, gli importi saranno determinati tenendo conto dei chilometri orari oltre il limite consentito. Il criterio indicato prevede un incremento di 10 euro per ogni chilometro orario di superamento, che scende a 5 euro sulle strade urbane con limiti di 30 o 50 km/h.
Per comprendere la differenza, il testo richiama l’esempio di una strada urbana con limite di 50 km/h. Con le regole attuali, chi viaggia a 61 km/h e chi raggiunge i 90 km/h può ricadere nella stessa fascia sanzionatoria, con una multa compresa tra 163 e 694 euro, secondo l’esempio riportato.
Con il nuovo criterio, invece, la sanzione sarebbe differenziata in base all’entità del superamento: 55 euro nel primo caso e 200 euro nel secondo.
Il principio alla base della modifica è quello di distinguere maggiormente le violazioni meno gravi da quelle che comportano un superamento molto più consistente del limite.
La riforma interviene anche sull’organizzazione complessiva delle multe. Le fasce sanzionatorie previste passerebbero da 82 a 21, con l’intento di semplificare il sistema e rendere più leggibile il rapporto tra infrazione e importo da pagare.
Gli importi indicati nella bozza partirebbero da 25 euro, per arrivare fino a 40.000 euro nei casi più gravi.
La portata effettiva di queste disposizioni dipenderà dal testo definitivo e dalle modalità con cui le nuove regole saranno applicate alle singole violazioni.
Un altro punto riguarda i tempi per notificare le sanzioni rilevate attraverso telecamere e sistemi automatici di controllo.
Nei mesi scorsi era stata avanzata l’ipotesi di ridurre da 90 a 30 giorni il termine per le notifiche. La bozza della riforma indicherebbe invece un limite di 45 giorni.
Cambia anche il sistema di comunicazione dei verbali. La procedura dovrebbe privilegiare il formato digitale, attraverso la piattaforma Send, utilizzata dalla Pubblica amministrazione per le notifiche degli atti.
Per chi non dispone degli strumenti necessari per ricevere le comunicazioni online, sarebbe comunque prevista la possibilità di continuare a ricevere i verbali in formato cartaceo tramite posta.
L’obiettivo è rendere più rapide le procedure e ridurre gli adempimenti amministrativi, mantenendo un canale accessibile anche a chi non utilizza i servizi digitali.
Le disposizioni interessano anche i veicoli privi di copertura assicurativa.
Secondo la bozza, per chi circola senza assicurazione sarebbe previsto un divieto di marcia a tempo indeterminato, fino alla regolarizzazione della posizione, in luogo del meccanismo descritto nel testo come sequestro del veicolo al primo controllo.
La riforma interviene inoltre sui veicoli utilizzati in Italia da persone straniere. Chi dispone di un’auto nel Paese per più di 30 giorni dovrebbe adeguarsi alle regole nazionali previste per la circolazione.
Anche in questo caso sarà necessario fare riferimento al testo definitivo per verificare nel dettaglio gli obblighi e le procedure applicabili.
Tra le novità annunciate figurano misure specifiche per le due ruote, soprattutto in presenza di incidenti, rallentamenti e code in autostrada.
La bozza prevede la possibilità per i motociclisti di utilizzare la corsia d’emergenza nelle situazioni indicate dal provvedimento. I veicoli fermi in coda dovrebbero inoltre agevolare il passaggio delle moto, creando una sorta di corridoio virtuale.
La disposizione richiama anche la necessità di facilitare il transito dei mezzi di soccorso, per i quali la rapidità di intervento può risultare determinante.
Sul fronte della sicurezza stradale, viene previsto un programma dedicato alle barriere di protezione per motociclisti, con l’obiettivo di ridurre le conseguenze degli incidenti in caso di impatto.
La riforma conferma inoltre l’attenzione alla mobilità delle persone con disabilità, prevedendo l’adesione dei Comuni alla piattaforma nazionale Cude, il contrassegno unificato per facilitare gli spostamenti.
La digitalizzazione riguarda anche i documenti tradizionalmente custoditi dagli automobilisti nel portafoglio o nel vano portaoggetti.
Secondo la bozza, patente e carta di circolazione non dovrebbero più essere necessariamente esibite in formato fisico durante i controlli, perché gli agenti potranno verificare i dati attraverso le banche dati nazionali.
La possibilità di effettuare controlli direttamente sui sistemi informatici punta a semplificare le verifiche su strada e a ridurre la necessità di conservare e trasportare documenti cartacei.
La concreta applicazione della misura dovrà essere valutata alla luce delle disposizioni definitive e delle procedure operative previste per le forze dell’ordine.
La riforma prevede nuove competenze anche per gli ausiliari della sosta, che, dopo un’apposita abilitazione, potrebbero essere autorizzati a dirigere il traffico agli incroci e a rilevare incidenti che abbiano provocato esclusivamente danni alle cose.
Si tratta di un ampliamento delle funzioni rispetto ai compiti tradizionalmente associati al controllo della sosta, che richiederà regole precise per definire ambiti di intervento e responsabilità.
Un altro capitolo riguarda i veicoli autonomi. Il nuovo impianto normativo mira a consentire la circolazione di questi mezzi, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e della necessità di disciplinare modalità di utilizzo e condizioni di sicurezza.
Tra gli interventi previsti figurano anche modifiche per i conducenti professionali di camion e autobus.
La riforma prospetta la possibilità di estendere fino a 70 anni l’età per la guida professionale, con un incremento di due anni rispetto al limite indicato nel testo.
Per la fascia compresa tra 65 e 68 anni resterebbe l’obbligo di sottoporsi a una visita di controllo ogni due anni.
Dopo i 70 anni, secondo quanto riportato nella bozza, sarebbe possibile continuare a guidare veicoli fino a 20 tonnellate, ma non svolgere attività di trasporto per conto di terzi.
Le disposizioni dovranno essere lette insieme ai requisiti di idoneità e alle eventuali condizioni previste per le diverse categorie di patente.
La revisione non si limiterebbe alle multe e alle procedure amministrative. La bozza prevede anche una modifica terminologica: il termine «incidente» verrebbe sostituito con «sinistro».
La scelta si inserisce in un’impostazione che punta a richiamare maggiormente l’attenzione sulle condotte alla guida e sulla prevenzione. Il cambiamento lessicale, da solo, non modifica la responsabilità giuridica dei conducenti, che continuerà a essere determinata sulla base delle norme applicabili e delle circostanze di ogni singolo caso.
Il via libera del Consiglio dei ministri rappresenta un passaggio importante, ma non significa necessariamente che tutte le novità siano già operative.
Per stabilire quando cambieranno concretamente multe, notifiche, obblighi assicurativi e requisiti per i conducenti professionali sarà necessario verificare il testo definitivo, gli eventuali ulteriori passaggi legislativi e le disposizioni di attuazione.
Per gli automobilisti, il punto centrale resta quindi distinguere tra le misure contenute nella riforma approvata dal Governo e le regole già applicabili oggi. Fino all’entrata in vigore delle nuove disposizioni, gli obblighi previsti dal Codice della strada vigente continuano a essere il riferimento per la circolazione.
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