Campania

Ostuni, il filo della vita del Generale Luigi Del Vecchio: dal primo incarico alla sua terza vita

Ci sono luoghi che si incontrano una volta soltanto e altri che, invece, finiscono per accompagnare un’intera esistenza. Luoghi che non rimangono semplicemente impressi nella memoria, ma diventano parte di una storia personale, quasi un punto di riferimento al quale tornare quando una stagione della vita si conclude e un’altra comincia.

Per il Generale Luigi Del Vecchio, Ostuni è uno di questi luoghi.

La Città Bianca rappresenta infatti uno dei fili più significativi della sua lunga storia professionale e umana. È qui che, giovanissimo ufficiale della Guardia di Finanza, Del Vecchio ha vissuto uno dei suoi primi importanti capitoli professionali. Ed è qui che, molti anni dopo, conclusa una lunga carriera al servizio delle istituzioni e raggiunto il grado di Generale di Brigata, ha scelto di tornare.

Non è soltanto un ritorno geografico. È, soprattutto, un ritorno alle radici, senza mai perdere memoria del suo essere napoletano di nascita.

Lo racconta lui stesso con una formula particolarmente suggestiva, definendo Ostuni “autentica musa ispiratrice della mia terza vita”.

Una frase che racchiude molto più di un rapporto affettivo con una città. Racconta il passaggio da una stagione all’altra, ma anche la straordinaria continuità di un percorso nel quale, nonostante il cambiamento degli incarichi e delle responsabilità, sono rimasti intatti alcuni valori fondamentali: il senso del dovere, il rispetto delle istituzioni, la cultura della legalità, l’attenzione agli altri e l’idea del servizio come elemento qualificante della propria vita.

Il primo incontro con la Città Bianca

Ostuni arriva nella vita di Luigi Del Vecchio quando la sua storia professionale è ancora tutta da scrivere.

È il luogo del primo incarico nella Guardia di Finanza, una tappa destinata a lasciare un’impronta profonda. In quella città pugliese prende forma una parte importante della sua identità professionale, quella che negli anni lo porterà a ricoprire incarichi di responsabilità sempre maggiori fino al grado di Generale di Brigata.

La carriera sarà lunga, articolata e caratterizzata da esperienze in territori complessi come Puglia, Calabria e Campania.

Tra gli incarichi più significativi figura quello di Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Caserta, ricoperto dal 1995 al 2001. Un periodo nel quale la sua attività professionale si è sviluppata anche nel campo del contrasto all’evasione fiscale, alla corruzione e alla criminalità organizzata.

Sono anni nei quali il concetto di legalità non è un principio astratto, ma una responsabilità quotidiana.

La divisa significa presenza dello Stato, capacità investigativa, rispetto delle regole e tutela della collettività. Significa anche affrontare realtà difficili mantenendo fermo quel patrimonio di valori che accompagna chi sceglie di servire le istituzioni.

È questa la prima vita di Luigi Del Vecchio.

Una vita nella quale Ostuni rappresenta l’inizio di un percorso che lo porterà lontano dalla Città Bianca, ma non lontano dal ricordo di quella prima esperienza.

Una lunga carriera, senza perdere il filo

Nel corso di circa quarant’anni di servizio nella Guardia di Finanza, Luigi Del Vecchio attraversa diverse realtà professionali e territoriali.

Gli incarichi di comando e le responsabilità aumentano, così come aumenta il bagaglio di esperienze accumulato sul campo.

Ma quando una carriera istituzionale raggiunge il proprio compimento, il rischio potrebbe essere quello di considerare il congedo come una cesura netta: prima la vita professionale, poi tutto il resto.

Per Del Vecchio, invece, non è stato così.

Il congedo ha aperto una nuova fase.

E proprio qui torna Ostuni.

La città che aveva rappresentato uno dei primi capitoli della sua esperienza nella Guardia di Finanza diventa il luogo scelto per costruire una nuova dimensione dell’esistenza.

Non più il giovane ufficiale alle prese con le responsabilità del primo incarico, ma un uomo con alle spalle decenni di esperienza, una carriera ai vertici delle Fiamme Gialle e una nuova libertà da trasformare in progetto.

È quella che Del Vecchio chiama “terza vita”.

Una definizione che suggerisce l’idea di un’esistenza capace di rinnovarsi senza rinnegare ciò che è stata.

Il servizio e le istituzioni

Tra la prima esperienza e la nuova stagione ostunese c’è tutta una carriera.

Ed è proprio questa lunga parentesi a dare profondità al significato del ritorno.

Del Vecchio non torna a Ostuni come un uomo che si lascia alle spalle il passato. Torna portando con sé tutto ciò che ha imparato.

La disciplina, il senso di responsabilità, l’esperienza maturata nei territori, la conoscenza delle dinamiche sociali, l’attenzione alla legalità.

In questo senso, la sua “terza vita” non è una fuga dalla precedente.

È una sua naturale prosecuzione.

Cambiano gli strumenti, cambiano le modalità, ma non cambia l’idea di fondo: mettere a disposizione degli altri ciò che si è imparato.

È una continuità che emerge anche dalle attività intraprese dopo il congedo.

Dalla divisa alla scrittura

A Ostuni nasce infatti una nuova dimensione della sua attività: quella dello scrittore.

La città che aveva conosciuto all’inizio della carriera diventa la cornice, l’ispirazione e quasi un personaggio della sua produzione letteraria.

Nel 2021 arriva “Ostuni. Un’insospettabile presenza”, il primo romanzo.

Il passaggio dalla Guardia di Finanza alla narrativa potrebbe apparire, a prima vista, come un cambiamento radicale.

In realtà, osservando il percorso nel suo insieme, emergono molte continuità.

Il thriller, il mistero, le indagini e il rapporto con la realtà criminale appartengono anche a un mondo che Del Vecchio ha conosciuto professionalmente per decenni.

La scrittura diventa così una nuova forma di racconto.

E Ostuni diventa il luogo nel quale esperienze, memoria e immaginazione si incontrano.

La Città Bianca non è soltanto uno sfondo scenografico. È il territorio dell’anima nel quale lo scrittore ha scelto di ambientare le proprie storie.

La “musa” della terza vita

È proprio per questo che la definizione utilizzata da Del Vecchio appare particolarmente significativa.

“Ostuni, la città bianca”, scrive, è la sua autentica musa ispiratrice.

Non una semplice città nella quale vivere, dunque, ma un luogo capace di alimentare una nuova creatività.

La prima esperienza professionale aveva lasciato un ricordo.

Il ritorno lo trasforma in materia narrativa.

È come se il tempo avesse creato un ponte tra il giovane ufficiale arrivato nella Città Bianca e l’uomo che, molti decenni più tardi, vi torna con una storia completamente diversa da raccontare.

E forse è proprio questo il significato più profondo della sua “terza vita”: avere la possibilità di guardare con occhi nuovi un luogo che appartiene alla propria storia da sempre.

Il secondo romanzo

Il percorso letterario non si è fermato al primo libro.

Nel settembre 2025 è arrivato il secondo romanzo, “Ostuni. Non mi cercare più…”, ancora una volta legato alla città e alle atmosfere che hanno caratterizzato la sua esperienza narrativa.

Un secondo capitolo che conferma quanto la scrittura sia ormai diventata parte integrante della nuova vita del Generale.

Non più soltanto un’esperienza occasionale, ma un progetto culturale destinato a proseguire.

La narrativa diventa così uno degli strumenti attraverso i quali Del Vecchio continua a dialogare con il pubblico, incontrando lettori in diverse città italiane e portando con sé il racconto di Ostuni.

La cultura come forma di servizio

Ma è forse nell’impegno sociale che emerge con maggiore chiarezza la continuità dei valori.

Una delle iniziative più significative riguarda la realizzazione degli audiolibri dei suoi romanzi destinati a persone cieche e ipovedenti.

Del Vecchio ha messo a disposizione la propria voce per la registrazione delle opere, contribuendo a rendere accessibili i suoi libri anche a chi non può leggerli attraverso il formato tradizionale.

È un gesto che assume un valore particolare proprio perché arriva da una persona che ha trascorso gran parte della propria vita nel servizio pubblico.

Prima attraverso la divisa.

Poi attraverso la cultura.

Il principio, però, rimane lo stesso: non tenere per sé ciò che si possiede, ma metterlo a disposizione della comunità.

La voce che oggi legge un romanzo è, in fondo, un’altra forma di servizio.

E il fatto che questa voce venga utilizzata per raggiungere ciechi e ipovedenti aggiunge al progetto una dimensione di inclusione che va oltre il semplice successo letterario.

L’impegno nel Rotary e nel sociale

Anche l’attività nel Rotary si inserisce in questa continuità.

Del Vecchio ha ricoperto incarichi nell’associazione e ha partecipato a iniziative nelle quali cultura, solidarietà e attenzione al territorio si sono intrecciate.

In alcune occasioni la presentazione dei suoi libri è diventata anche occasione per sostenere progetti sociali.

È accaduto, per esempio, con iniziative legate al contrasto dell’usura e al sostegno di realtà impegnate sul fronte della legalità.

Anche qui torna un tema centrale della sua storia.

La legalità che aveva rappresentato una parte essenziale della sua esperienza professionale continua a essere presente, seppure attraverso strumenti diversi, nella sua attività civile e culturale.

Non più l’indagine.

Non più il comando.

Ma la sensibilizzazione, la cultura, il confronto con i cittadini e il sostegno alle iniziative del territorio.

I riconoscimenti di una nuova stagione

La sua attività letteraria ha portato anche diversi riconoscimenti.

Tra questi il Premio Europeo Oscar Wilde 2024 per Ostuni. Un’insospettabile presenza e il Premio Speciale di Narrativa della Presidenza dell’Accademia Tiberina, ricevuto nel 2025 a Firenze.

Riconoscimenti che si aggiungono a un percorso culturale nel quale il primo romanzo ha trovato spazio in numerose presentazioni e iniziative.

Ma, al di là dei premi, il dato più interessante rimane forse un altro: Del Vecchio ha saputo trasformare la propria esperienza in una nuova forma di partecipazione.

La carriera militare non è diventata soltanto memoria.

È diventata materia da condividere.

La città non è rimasta soltanto un ricordo.

È diventata ispirazione.

Il congedo non è stato un punto finale.

È diventato un nuovo inizio.

I 64 anni e un’altra pagina da scrivere

Il 24 agosto 2026 Luigi Del Vecchio ha compiuto 64 anni.

Un compleanno che arriva in una fase particolare della sua vita.

Non soltanto perché rappresenta un traguardo anagrafico importante, ma perché arriva mentre quella “terza vita” evocata dallo stesso Generale continua a essere pienamente vissuta.

Ci sono ancora libri da raccontare, persone da incontrare, iniziative da sostenere e storie da scrivere.

E soprattutto c’è Ostuni.

Quella stessa città che lo accolse all’inizio della carriera e che oggi lo accompagna in una stagione completamente diversa.

Il tempo ha cambiato l’uomo, ma non ha cancellato il legame.

Anzi, lo ha reso più profondo.

Perché forse il vero significato di un ritorno non è tornare semplicemente nello stesso luogo.

È tornarci dopo aver attraversato la vita e scoprire che quel luogo ha ancora qualcosa da dirci.

Gli auguri del Gruppo Editoriale La Prima Pagina

Nel giorno del suo 64° compleanno, il Gruppo Editoriale La Prima Pagina desidera rivolgere al Generale Luigi Del Vecchio i più sinceri auguri.

Lo facciamo con stima e con particolare piacere, riconoscendo in questo percorso una storia nella quale le diverse stagioni non si sono mai realmente interrotte.

La prima vita, quella dell’uomo che muoveva i primi passi nella Guardia di Finanza proprio a Ostuni.

La seconda, quella dell’ufficiale che avrebbe percorso una lunga e importante carriera al servizio dello Stato, fino al grado di Generale di Brigata.

La terza, quella dell’uomo che ha scelto di tornare nella Città Bianca e di trasformare esperienza, memoria e valori in cultura, scrittura e impegno sociale.

Tre stagioni diverse.

Un unico filo.

Il senso del servizio.

È forse questa la chiave più bella per leggere la storia di Luigi Del Vecchio: cambiano la divisa, gli incarichi, i luoghi e persino gli strumenti attraverso i quali entra in rapporto con gli altri, ma rimane una costante volontà di essere parte della comunità e di lasciare qualcosa.

Oggi quella volontà passa anche attraverso i libri, attraverso la voce prestata agli audiolibri per i non vedenti e gli ipovedenti, attraverso il Rotary, attraverso gli incontri con i lettori, dal teatro e attraverso il rapporto con quella città che ha accompagnato l’inizio e la maturità del suo percorso.

Ostuni, dunque, non è soltanto il luogo dove tutto è cominciato.

È il luogo nel quale una parte importante di quella storia continua.

E forse è proprio questo il regalo più bello che il tempo può fare a una persona: permetterle di tornare là dove aveva iniziato, non per ripetere il passato, ma per dare un significato nuovo a tutto ciò che è venuto dopo.

Al Generale Luigi Del Vecchio, nel giorno dei suoi 64 anni, vanno dunque i nostri più sinceri auguri di buon compleanno.

Con l’auspicio che questa terza vita continui a regalargli pagine da scrivere, persone da incontrare, idee da condividere e nuove occasioni per trasformare esperienza e valori in qualcosa di utile agli altri.

E magari, ancora una volta, con Ostuni sullo sfondo.

Buon compleanno, Generale.

Redazione

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