È una delle emergenze più gravi affrontate dalla Colombia nelle ultime ore. Il terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito il Paese lunedì continua a mostrare la sua drammatica portata, mentre nelle zone maggiormente interessate proseguono le verifiche sui danni, la ricerca di eventuali dispersi e le operazioni di assistenza alla popolazione.
Tra le comunità maggiormente esposte ci sono quelle indigene. Secondo la prima stima diffusa dall’Organizzazione nazionale indigena della Colombia, la Onic, oltre 68.500 persone appartenenti a comunità indigene sono state direttamente colpite dal sisma.
L’emergenza riguarda in particolare i dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca, territori nei quali il terremoto ha provocato danni alle abitazioni e riacceso l’allarme per il rischio di frane.
La situazione è particolarmente delicata nelle aree montuose. Qui il sisma potrebbe aver destabilizzato versanti e terreni, rendendo ancora più difficili i collegamenti e l’accesso alle comunità isolate.
La Guardia indigena è impegnata nella raccolta delle informazioni direttamente nei territori. Un lavoro fondamentale perché, soprattutto nelle zone più remote, il quadro dei danni può essere ancora incompleto.
Le segnalazioni vengono raccolte e trasmesse alle autorità, mentre a Bogotà è stato predisposto anche un centro di raccolta per gli aiuti destinati alle comunità colpite.
Mentre la Colombia cerca di affrontare le conseguenze del terremoto, cresce anche la mobilitazione internazionale.
La Cina ha annunciato di essere pronta a offrire assistenza umanitaria al Paese sudamericano. Pechino sta seguendo con attenzione l’evolversi della situazione e, attraverso il portavoce dell’Agenzia cinese per la cooperazione internazionale allo sviluppo, Tang Ying, ha fatto sapere che offrirà sostegno secondo le necessità indicate dalle autorità colombiane.
Un’apertura che potrebbe tradursi in un intervento concreto nelle prossime ore, soprattutto sul fronte degli aiuti umanitari e del sostegno alla popolazione rimasta senza casa o con abitazioni danneggiate.
Ma non è soltanto la Cina a muoversi.
Anche gli Stati Uniti hanno inviato una squadra di risposta alle emergenze in Colombia, con l’obiettivo di sostenere le operazioni considerate più urgenti, la pianificazione degli interventi e il coordinamento generale della risposta del governo colombiano.
La presenza di squadre internazionali potrebbe diventare particolarmente importante nelle aree dove le infrastrutture sono state danneggiate e dove le autorità locali devono contemporaneamente gestire soccorsi, evacuazioni, verifiche strutturali e assistenza alle comunità.
Il terremoto ha inoltre aperto un enorme fronte economico.
Secondo quanto riferito dal vicepresidente colombiano José Manuel Restrepo, la Colombia ha ricevuto proposte di aiuti economici da diversi organismi multilaterali per un valore complessivo superiore a 1,3 miliardi di dollari.
Si tratta di risorse che dovrebbero essere utilizzate sia per affrontare la fase immediata dell’emergenza sia per avviare successivamente la ricostruzione delle aree devastate dal sisma.
Restrepo ha sottolineato la dimensione internazionale della solidarietà ricevuta dalla Colombia. Diversi Paesi hanno infatti manifestato la propria disponibilità a contribuire alle operazioni di soccorso e alla fase successiva.
Tra gli Stati citati figurano Svezia, Turchia, Stati Uniti, El Salvador, Giappone, Messico, Ecuador, Brasile e Svizzera.
Gli aiuti non riguarderebbero soltanto le risorse finanziarie. Sono state offerte anche squadre internazionali specializzate nelle operazioni di emergenza, oltre a materiali e forniture umanitarie.
Per la Colombia si apre dunque una fase complessa: da una parte bisogna gestire l’emergenza e dare una risposta immediata alle persone colpite, dall’altra sarà necessario programmare una ricostruzione che potrebbe richiedere tempi molto lunghi.
Un altro segnale importante arriva dalle infrastrutture.
Gli aeroporti colombiani stanno riaprendo gradualmente dopo le verifiche effettuate in seguito al terremoto. Al momento risultano operativi sei scali su sette.
La ripresa dei collegamenti aerei è fondamentale per permettere l’arrivo di squadre di soccorso, personale specializzato e aiuti umanitari, ma anche per garantire la mobilità della popolazione nelle aree interessate dall’emergenza.
Il ripristino dei collegamenti rappresenta inoltre un passaggio importante per la logistica degli interventi.
In una situazione come quella provocata da un terremoto di questa intensità, infatti, poter contare su aeroporti funzionanti significa rendere più rapide le operazioni di trasferimento di uomini, mezzi e materiali.
Uno degli elementi che preoccupa maggiormente nelle ore successive al terremoto è il rischio di frane e smottamenti.
L’allarme riguarda soprattutto le zone montuose di Risaralda, Caldas e Valle del Cauca, dove la conformazione del territorio può rendere particolarmente pericolosi gli effetti secondari del sisma.
Il pericolo non riguarda soltanto le abitazioni già danneggiate. Una frana può infatti interrompere una strada, isolare una comunità o rendere difficili i soccorsi proprio nelle aree dove l’assistenza è più necessaria.
Per questo le verifiche sul territorio proseguono e la raccolta delle informazioni assume un’importanza decisiva.
Le comunità indigene, attraverso la propria Guardia, stanno contribuendo direttamente al monitoraggio delle zone colpite. Una rete capillare che consente di raccogliere informazioni anche laddove l’intervento delle strutture centrali può richiedere più tempo.
A più di un giorno dal terremoto, il quadro dell’emergenza resta quindi in evoluzione.
La cifra di 68.500 indigeni direttamente colpiti restituisce soltanto una parte della dimensione della tragedia. Dietro i numeri ci sono abitazioni danneggiate, comunità isolate, famiglie che hanno bisogno di assistenza e territori che devono essere messi in sicurezza.
E mentre continuano le verifiche, la Colombia può contare su una mobilitazione internazionale sempre più ampia.
Dalla Cina agli Stati Uniti, dai Paesi latinoamericani all’Europa e all’Asia, sono numerose le nazioni che hanno offerto squadre, materiali, risorse economiche e assistenza.
Oltre 1,3 miliardi di dollari di aiuti proposti, squadre internazionali in arrivo e aeroporti che tornano progressivamente operativi: sono i primi segnali di una risposta che ora dovrà trasformarsi in interventi concreti.
Ma la priorità resta una sola: raggiungere tutte le comunità colpite, soprattutto quelle più isolate, mettere in sicurezza i territori e garantire assistenza alle persone che hanno perso la propria casa.
La Colombia affronta così una nuova giornata decisiva dopo il violento terremoto di magnitudo 7,4. E nelle prossime ore potrebbero emergere nuovi dati sulla reale entità dei danni e sulle necessità della popolazione.
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