Teheran avrebbe chiesto agli Houthi di essere pronti a chiudere una delle principali rotte del petrolio mondiale. Nella notte nuovi attacchi Usa e risposta iraniana. Cresce il rischio di un conflitto regionale dagli effetti globali.
Lo scenario internazionale si fa sempre più esplosivo. Dopo settimane di escalation militare, il confronto tra Stati Uniti e Iran rischia ora di trasformarsi in una crisi capace di travolgere l’intero sistema energetico mondiale.
Secondo quanto riferito da Reuters, citando tre fonti riservate, la leadership iraniana avrebbe chiesto ai ribelli Houthi dello Yemen di prepararsi a bloccare il traffico navale nel Mar Rosso qualora Washington decidesse di colpire le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica.
Se la minaccia dovesse concretizzarsi, il commercio mondiale del petrolio subirebbe un colpo senza precedenti. Dopo la tensione nello Stretto di Hormuz, anche lo stretto di Bab el-Mandeb – passaggio obbligato tra Mar Rosso e Golfo di Aden – potrebbe diventare teatro di un blocco navale, mettendo contemporaneamente a rischio le due principali vie di esportazione del greggio dal Medio Oriente.
Si tratterebbe di uno scenario che potrebbe provocare un’impennata dei prezzi dell’energia, nuove difficoltà per i trasporti marittimi e pesanti conseguenze sull’economia globale.
Nel frattempo, la guerra continua sul terreno.
Durante la notte nuove esplosioni hanno scosso Teheran. Le difese aeree iraniane sono entrate in funzione mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato di aver colpito diversi centri di comando iraniani, spiegando che l’operazione aveva l’obiettivo di ridurre la capacità di Teheran di minacciare la navigazione internazionale nel Golfo.
Il presidente americano Donald Trump ha inoltre annunciato la liberazione di una cittadina statunitense detenuta in Iran dal dicembre 2024.
La risposta della Repubblica Islamica è arrivata poche ore dopo. I Pasdaran hanno dichiarato di aver colpito una base aerea statunitense in Giordania e sono state segnalate anche azioni militari contro obiettivi nell’area del Kuwait. Parallelamente, il quartier generale iraniano Khatam al-Anbiya ha ribadito che Teheran non consentirà alcuna interferenza americana nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati del commercio mondiale.
Ad alimentare ulteriormente la tensione sono arrivate anche le dichiarazioni del leader degli Houthi yemeniti, Abdul-Malik al-Houthi, che ha lanciato un duro avvertimento all’Arabia Saudita.
«La vera equazione è questa: voi avete colpito Sana’a, noi colpiremo Riyad. Se colpite un porto, noi colpiremo il vostro. Se ci imponete un blocco, noi imporremo un blocco a voi», ha affermato, lasciando intendere la disponibilità del movimento ad allargare ulteriormente il conflitto.
L’insieme di questi sviluppi alimenta il timore di un’escalation ormai fuori controllo. Il rischio non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma l’intero equilibrio economico internazionale. Un eventuale blocco simultaneo dello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso interromperebbe una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e merci, con effetti immediati sui mercati finanziari, sui costi dell’energia e sull’inflazione.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione una crisi che, giorno dopo giorno, assume sempre più i contorni di un confronto regionale destinato ad avere ripercussioni globali. Il timore è che ogni nuova azione militare possa innescare una reazione a catena, rendendo sempre più difficile qualsiasi tentativo di riportare il conflitto sul terreno della diplomazia.