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L’ultima volta che l’Italia ha partecipato ai Mondiali di calcio, TikTok non esisteva ancora, gli smartphone erano molto meno intelligenti di oggi e per vedere una serie televisiva bisognava spesso aspettare una settimana tra una puntata e l’altra.
Era il 2014. La Nazionale allenata da Cesare Prandelli giocava i Mondiali in Brasile e veniva eliminata nella fase a gironi dopo la sconfitta contro l’Uruguay.
Da allora sono trascorsi 12 anni, 2 edizioni senza gli Azzurri e abbastanza tempo per cambiare governi, allenatori, abitudini di consumo e modalità di lavoro.
I Mondiali 2026 iniziano l’11 giugno, ancora una volta senza l’Italia. Questa nuova edizione offre però l’occasione per rispondere a una domanda diversa: quanto è cambiato economicamente il nostro Paese dall’ultima partecipazione?
FlexTax.it, portale per la gestione delle Partite IVA, ha elaborato i dati comunali sulle dichiarazioni IRPEF pubblicati dal Dipartimento delle Finanze e disponibili a maggio 2026. Il confronto riguarda gli anni d’imposta 2014 e 2024 e permette quindi di osservare 10 anni di cambiamenti nei redditi dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e dei titolari di attività autonome e d’impresa.
Nel 2014 i contribuenti che dichiaravano redditi da lavoro dipendente e assimilati erano circa 20,5 milioni. Nel 2024 sono diventati oltre 24,1 milioni.
In 10 anni l’aumento è stato quindi di circa 3,7 milioni di contribuenti, pari al 18%.
Anche il reddito medio dichiarato è cresciuto:
L’incremento nominale è di circa 3.735 euro, corrispondente al 18,2%.
Questo non significa, però, che il potere d’acquisto dei lavoratori sia aumentato nella stessa misura. Gli importi indicati nelle dichiarazioni sono nominali e non tengono conto dell’inflazione accumulata durante il decennio.
I lavoratori dichiarano quindi redditi medi più elevati rispetto al 2014, ma nello stesso periodo sono aumentati anche i prezzi di beni, servizi, affitti ed energia.
È inoltre più corretto parlare di contribuenti con redditi da lavoro dipendente e assimilati e non di occupati in senso stretto. Le statistiche fiscali del MEF, infatti, non coincidono perfettamente con le rilevazioni sull’occupazione effettuate dall’ISTAT.
Per i pensionati la situazione segue una direzione differente.
Nel 2014 risultavano circa 14,8 milioni di contribuenti con redditi da pensione. Nel 2024 sono poco più di 14,5 milioni.
La diminuzione è di circa 264.000 contribuenti, pari all’1,8%.
Il reddito medio da pensione, invece, è cresciuto sensibilmente:
L’aumento nominale supera i 5.600 euro ed è pari a circa il 34%.
Anche questo dato deve essere letto considerando l’inflazione, le rivalutazioni degli assegni pensionistici e il progressivo ingresso nel sistema di persone con carriere contributive e livelli di reddito differenti.
Il quadro resta comunque chiaro: rispetto all’Italia che partecipava ai Mondiali del 2014, oggi risultano leggermente meno contribuenti con redditi da pensione, ma gli importi medi dichiarati sono decisamente più elevati.
Il dato più curioso riguarda i redditi derivanti dal lavoro autonomo e dall’attività d’impresa.
Nel 2014 circa 919.000 contribuenti dichiaravano redditi da lavoro autonomo soggetti a IRPEF. Nel 2024 il loro numero è sceso a circa 510.000, con una diminuzione superiore al 44%.
Considerando anche gli imprenditori in contabilità ordinaria e semplificata, le frequenze complessive passano da circa 2,7 milioni nel 2014 a circa 1,6 milioni nel 2024.
Questo non significa, però, che in Italia siano scomparse più di 1 milione di Partite IVA.
Una parte rilevante della diminuzione è molto probabilmente collegata alla crescente diffusione del Regime Forfettario. Chi applica questo regime non paga l’IRPEF ordinaria sul reddito dell’attività, ma un’imposta sostitutiva. Di conseguenza, non compare allo stesso modo nelle tradizionali categorie IRPEF dedicate al lavoro autonomo e all’impresa.
Nel 2025 sono state 242.529 le persone che hanno deciso di aprire una Partita IVA in Regime Forfettario, pari al 48,5% di tutte le nuove aperture registrate nell’anno.
La diminuzione osservata nei dati comunali deve quindi essere letta soprattutto come il risultato di una trasformazione fiscale. Una parte sempre più ampia del lavoro autonomo si è spostata fuori dall’IRPEF ordinaria e applica l’imposta sostitutiva prevista dal Regime Forfettario.
Anche il forte aumento del reddito medio degli autonomi soggetti a IRPEF deve essere interpretato con prudenza. Il valore è passato da circa 35.579 euro nel 2014 a 67.582 euro nel 2024.
La crescita può dipendere anche dal fatto che molti contribuenti con ricavi più contenuti sono entrati nel Regime Forfettario, lasciando nell’IRPEF ordinaria una platea più ristretta e composta mediamente da professionisti con redditi maggiori.
Nel calcio si dice spesso che la classifica non mente. Anche la classifica dei redditi continua a mostrare un’Italia divisa.
Nel 2014 il reddito medio da lavoro dipendente e assimilato era pari a:
Nel 2024 è salito a:
I redditi sono cresciuti in tutte le aree del Paese, ma la distanza economica rimane evidente.
La differenza tra il reddito medio dei contribuenti del Nord e quello dei contribuenti del Sud passa da circa 5.834 euro nel 2014 a quasi 6.976 euro nel 2024.
In termini percentuali, tuttavia, il divario è rimasto quasi invariato: nel 2014 il reddito medio da lavoro dipendente del Nord era superiore di circa il 35% rispetto a quello del Sud e la differenza resta intorno al 35% anche nel 2024.
Per le pensioni, invece, la distanza è aumentata. Il reddito medio pensionistico del Nord superava quello del Sud di circa il 17,5% nel 2014 e del 20,1% nel 2024.
Tra gli autonomi soggetti all’IRPEF ordinaria il divario percentuale si è ridotto, passando dal 57,5% al 38,3%. La differenza in euro è però aumentata e il confronto risente della diversa diffusione territoriale del Regime Forfettario.
Dall’ultima partecipazione dell’Italia ai Mondiali sono passati 12 anni. I dati fiscali disponibili permettono di confrontare 10 anni di cambiamenti, dal 2014 al 2024.
Il risultato racconta un Paese con più contribuenti da lavoro dipendente, meno percettori di pensione e redditi medi nominalmente più elevati.
Nel frattempo, il mondo delle Partite IVA si è trasformato profondamente. La diminuzione dei redditi da lavoro autonomo e d’impresa soggetti a IRPEF non indica necessariamente una riduzione delle attività, ma riflette anche la crescente adesione al Regime Forfettario.
Una cosa, invece, sembra essere cambiata poco: il divario economico tra Nord, Centro e Sud.
L’Italia del 2026 è certamente diversa da quella scesa in campo in Brasile. Guadagna nominalmente di più, lavora e dichiara i propri redditi in modo differente, ma continua a giocare una partita economica nella quale i territori partono da posizioni molto distanti.
E mentre per tornare a disputare un Mondiale bisognerà attendere almeno altri 4 anni, per recuperare il divario territoriale potrebbe servire una rimonta ancora più impegnativa.
I dati utilizzati nell’articolo provengono dalle statistiche ufficiali sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche pubblicate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Sono stati confrontati i dati comunali relativi agli anni d’imposta 2014 e 2024, disponibili a maggio 2026, ed elaborati da FlexTax.it.
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