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Londra e Parigi alzano il livello di pressione su Israele e coloni in Cisgiordania

Il fronte diplomatico europeo torna a irrigidirsi nei confronti di Israele, con una serie di decisioni che segnano un ulteriore salto di qualità nella pressione politica e normativa sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania e su alcune figure dell’attuale governo guidato da Benjamin Netanyahu. In pochi giorni, infatti, il Regno Unito e la Francia hanno annunciato misure parallele che rafforzano l’isolamento internazionale di Tel Aviv su uno dei dossier più sensibili del conflitto israelo-palestinese.

A Londra, la ministra degli Esteri Yvette Cooper ha comunicato un giro di vite sulle linee guida rivolte alle imprese britanniche attive o potenzialmente coinvolte nei territori occupati. Il messaggio è netto: le aziende del Regno Unito devono cessare qualsiasi attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

“Ho rafforzato le nostre linee guida sui rischi aziendali affinché siano chiare e inequivocabili: se siete cittadini britannici o aziende britanniche, non dovete svolgere alcuna attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani illegali”, ha dichiarato la ministra davanti al Parlamento britannico.

Nel suo intervento, Cooper ha inoltre puntato il dito contro la presenza di gruppi di coloni violenti, sostenendo che “non devono trarre profitto dalle terre sottratte ai palestinesi”. La ministra ha anche espresso scetticismo sulle condanne israeliane interne a episodi di violenza, definendole “vuote” in assenza di misure concrete e sanzioni efficaci.

Parallelamente, la Francia ha adottato una linea ancora più dura sul piano politico e diplomatico. Parigi ha infatti vietato l’ingresso nel proprio territorio al ministro israeliano Bezalel Smotrich, figura centrale dell’ala più radicale dell’esecutivo israeliano. La decisione segue un precedente analogo che aveva già colpito il ministro Itamar Ben Gvir, anch’egli escluso dal territorio francese.

Secondo il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, Smotrich “promuove attivamente l’annessione della Cisgiordania, rivendicandola apertamente, la creazione di nuove colonie, la ricolonizzazione di Gaza e politiche che avrebbero conseguenze nefaste sulla popolazione palestinese”.

Oltre al ministro israeliano, Parigi ha esteso il divieto d’ingresso anche a quattro leader di organizzazioni legate ai coloni e a 21 individui definiti “coloni violenti”, ampliando così il perimetro delle sanzioni individuali e amministrative.

Le due mosse, pur non coordinate formalmente, mostrano una convergenza crescente tra alcune capitali europee nel tentativo di esercitare pressione sugli insediamenti israeliani in territori occupati, considerati illegali dal diritto internazionale da gran parte della comunità internazionale.

Il governo israeliano, da parte sua, ha sempre respinto con fermezza le accuse relative all’illegalità degli insediamenti in Cisgiordania, sostenendo che si tratti di territori contesi e non formalmente occupati. Tuttavia, le nuove iniziative di Londra e Parigi si inseriscono in un contesto diplomatico già fortemente teso, aggravato dalle divisioni internazionali sulla gestione del conflitto e sulla situazione umanitaria nei territori palestinesi.

Il rafforzamento delle misure europee rischia ora di aprire una nuova fase di isolamento politico per Israele su questo specifico dossier, mentre si intensificano anche le pressioni dell’opinione pubblica e delle organizzazioni internazionali per un intervento più deciso sulla questione degli insediamenti e sulla violenza dei coloni.

In attesa di eventuali reazioni ufficiali coordinate da parte del governo di Benjamin Netanyahu, il quadro che emerge è quello di un’Europa sempre più incline a trasformare le condanne politiche in misure concrete, sia sul piano economico che su quello diplomatico.

Redazione

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