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Putin sfodera l’Oreshnik: il missile ipersonico che può colpire l’Europa in pochi minuti

Nel pieno di una nuova escalation del conflitto tra Russia e Ucraina, l’attenzione internazionale si concentra su un’arma che, secondo Kiev, rappresenterebbe un salto qualitativo nella capacità offensiva di Mosca: il missile balistico a medio raggio “Oreshnik”. A denunciarne l’utilizzo è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha riferito di un attacco notturno contro la città di Bila Tserkva, a sud di Kiev, nel corso di un’ondata di bombardamenti che avrebbe provocato vittime civili e gravi danni alle infrastrutture.

La presunta introduzione operativa di questo sistema d’arma sta alimentando interrogativi e preoccupazioni tra gli analisti militari occidentali, non solo per le sue caratteristiche tecniche, ma anche per il contesto strategico in cui viene impiegato. Il Cremlino, guidato da Vladimir Putin, non ha fornito dettagli indipendenti sull’uso del missile, ma la narrativa militare russa lo presenta come parte di una nuova generazione di vettori in grado di rafforzare la capacità di deterrenza del Paese.

Che cos’è il missile Oreshnik

L’“Oreshnik” è descritto come un missile balistico a medio raggio (IRBM, Intermediate Range Ballistic Missile) con caratteristiche avanzate e potenzialmente duali, cioè in grado di trasportare sia testate convenzionali sia nucleari. Il nome, in russo, significa “nocciolo”, un riferimento che secondo alcuni osservatori richiama la compattezza e la “resilienza” del sistema.

Secondo le stime circolate tra fonti militari e analisti indipendenti, il missile avrebbe una gittata compresa tra i 5.000 e i 5.500 chilometri. Questo dato lo collocherebbe in una categoria strategica particolarmente sensibile, perché consentirebbe di raggiungere gran parte del continente europeo partendo da piattaforme situate in Russia o in Bielorussia.

Un altro elemento che contribuisce alla sua pericolosità percepita è la velocità. Le valutazioni tecniche parlano di capacità ipersoniche, con velocità superiori a Mach 10, cioè oltre dieci volte la velocità del suono. In termini pratici, ciò ridurrebbe drasticamente i tempi di reazione dei sistemi di difesa antimissile.

La struttura e le capacità operative

Uno degli aspetti più discussi riguarda la presunta presenza di testate multiple indipendenti (MIRV). Questo tipo di tecnologia consente a un singolo missile di separarsi in fase terminale e colpire obiettivi differenti con più testate autonome. Se confermata in modo operativo, questa caratteristica aumenterebbe significativamente la difficoltà di intercettazione da parte dei sistemi di difesa.

Dal punto di vista ingegneristico, diversi analisti ritengono che l’Oreshnik possa derivare dal progetto del missile balistico intercontinentale RS-26 “Rubezh”, un sistema che era stato sviluppato ma poi non pienamente schierato in modo ufficiale. In questa ipotesi, l’Oreshnik rappresenterebbe una versione adattata a un ruolo diverso, più flessibile e rientrante nella categoria dei missili a medio raggio.

Dove sarebbe schierato

Nel corso del 2025, durante un incontro pubblico con il leader bielorusso Alexander Lukashenko, il presidente Putin avrebbe annunciato l’intenzione di dispiegare sistemi Oreshnik anche in Bielorussia. Una scelta che, secondo diversi analisti NATO, avrebbe un forte valore strategico: ridurre i tempi di volo verso gli obiettivi europei e aumentare la pressione militare sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica.

Immagini satellitari e analisi open source hanno suggerito la possibile presenza di infrastrutture riconducibili a sistemi di lancio nella zona di Krichev, non lontano dal confine russo. Tuttavia, queste informazioni non sono state confermate ufficialmente da Mosca o Minsk.

Il presunto primo utilizzo operativo

Il missile avrebbe attirato l’attenzione internazionale già nel novembre 2024, quando la Russia avrebbe dichiarato il suo primo impiego operativo durante un attacco contro obiettivi nella città ucraina di Dnipro. Secondo la versione russa, il bersaglio sarebbe stato un complesso industriale con rilevanza militare, legato alla storica industria aerospaziale dell’area.

Da allora, tuttavia, la disponibilità di informazioni indipendenti e verificabili è rimasta limitata, alimentando un ampio dibattito tra esperti occidentali e russi sull’effettiva natura e maturità del sistema.

Le valutazioni degli Stati Uniti e della NATO

Secondo analisi del Pentagono e di fonti NATO, l’Oreshnik rientrerebbe nella categoria degli IRBM, una classe di missili che era stata fortemente limitata dal Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) del 1987, firmato tra Stati Uniti e Unione Sovietica per ridurre la proliferazione di missili nucleari terrestri in Europa.

Con il ritiro degli Stati Uniti e della Russia dal trattato nel 2019, lo scenario strategico è cambiato radicalmente, aprendo la strada a una nuova corsa allo sviluppo di sistemi a medio raggio.

Alcuni analisti statunitensi sottolineano però che l’Oreshnik non rappresenterebbe una rivoluzione assoluta rispetto alle capacità già esistenti dell’arsenale russo. Piuttosto, si tratterebbe di un’evoluzione incrementale, con miglioramenti su velocità, traiettoria e capacità di penetrazione delle difese, ma non tale da modificare in modo decisivo gli equilibri militari in Ucraina.

Un’arma più politica che decisiva?

Molti osservatori ritengono che il valore dell’Oreshnik non sia solo militare, ma anche politico e psicologico. L’annuncio o l’impiego di sistemi ipersonici o a lungo raggio tende infatti a rafforzare la percezione di potenza strategica, sia verso l’opinione pubblica interna sia verso i Paesi occidentali.

In questo senso, la sua funzione potrebbe essere quella di aumentare la pressione negoziale e militare, piuttosto che determinare una svolta decisiva sul campo di battaglia. La guerra in Ucraina, infatti, continua a essere caratterizzata da un uso esteso di artiglieria, droni, missili convenzionali e operazioni terrestri, in cui la superiorità tecnologica non sempre si traduce in vantaggi strategici immediati.

Le preoccupazioni internazionali

La principale preoccupazione delle capitali occidentali riguarda la combinazione di tre fattori: gittata elevata, velocità ipersonica e possibile capacità nucleare. Questa combinazione riduce drasticamente i tempi di allerta e complica la pianificazione difensiva, soprattutto in uno scenario europeo già fortemente esposto.

Allo stesso tempo, esperti di sicurezza sottolineano che molte delle informazioni disponibili sull’Oreshnik provengono da fonti militari o da intelligence parzialmente non verificabili pubblicamente. Ciò rende difficile una valutazione completamente oggettiva delle sue reali capacità operative.

Un conflitto sempre più tecnologico

L’eventuale impiego del missile Oreshnik si inserisce in una fase della guerra sempre più caratterizzata dall’uso di sistemi avanzati: droni a lungo raggio, missili da crociera, guerra elettronica e capacità di attacco in profondità.

In questo scenario, l’Ucraina continua a chiedere maggiori sistemi di difesa aerea ai partner occidentali, mentre la Russia cerca di mantenere la pressione militare attraverso strumenti che combinano potenza, velocità e capacità di deterrenza.

La vicenda dell’Oreshnik, al di là delle sue caratteristiche tecniche ancora in parte non verificabili, rappresenta quindi un ulteriore segnale della trasformazione del conflitto: non solo una guerra sul terreno, ma sempre più una competizione tecnologica e strategica ad alta intensità, con implicazioni che vanno ben oltre i confini ucraini.

Redazione

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