La nostalgia della bella lettura, di autori come Montale, Verga, Bevilacqua, Calvino, torna, ed è un tuono a ciel sereno. Oggi il panorama degli scrittori è immenso, tutti scrivono.

Personalmente non ho letto nulla di questi autori; sono profondamente legato a certi autori di cui ne ho menzionati alcuni.

Rileggendoli oggi, riprovo le stesse identiche emozioni e sensazioni di allora, della prima volta. Addirittura di alcuni, leggendo, mi tornano in mente alcuni passaggi che avevo sottolineato.

I miei libri, hanno quasi tutti pagine con sottolineature a matita

un mio metodo di studio ai tempi del Liceo Classico, efficace e rispettoso del libro, poiché mi permetteva di evidenziare i concetti chiave senza rovinare le pagine in modo permanente del libro.

Attorno ad una immagine, scriveva Calvino nella sua lezione sulla visibilità, ne nascono delle altre ed è come se si formasse un campo di analogie, di simmetrie, di contrapposizioni.

La scrittura poi cercherà l’equivalente dell’immagine visiva, in uno sviluppo tendenzialmente coerente, tendenzialmente perchè in realtà è una molteplicità di possibili che si connette tra sensazioni e pensiero, perchè la somma di informazioni, di esperienze, di valori solo potenzialmente si identifica in un mondo dato in blocco, senza un primo e un poi.

Il paesaggio della memoria finisce con l’apparire distante, alternativo alle visioni e alle sensazioni del presente. Ed è nell’abitare questa distanza che forse sarà possibile cogliere lo spessore della mobilità delle forme che si accompagna al diverso percorso mentale.

La vita che si è persa, la vita che non è stata vissuta?

In un paesaggio-memoria che scandisce l’accaduto con tutta l’irrevocabilità del giudizio e che fissa inesorabilmente ciascuno alla sua storia.

Un paesaggio che non è così semplicemente, come appare ad un primo sguardo.

Forse potrei utilizzare l’epigrafe che Stendhal pose ad un capitolo del Rosso e Nero, un romanzo è come uno specchio portato lungo una strada. La strada come metafora della vita. Lo specchio, iconostasi tra soggeeto ed oggetto, tra segno e significato, come metafora della mente.

E allora cambiare il pensiero, la filosofia, di uno stile di vita, ( che ormai non esiste più ), con questo odierno è come cambiare il volto di una città, la facciata di una casa, significa cambiare il modo in cui la vedono e la comprendono coloro che la vivono e sfidano gli assunti culturali dei termini nei quali essi erano soliti vederla, comprenderla, nei quali era consuetudine viverci.

Oggi c’è un mare di libri da leggere, di tanti… tantissimi autori e autrici, non c’è che l’imbarazzo della scelta, sono libri che non rimangono a lungo in una biblioteca, prendono altre vie e all fine finiranno al macero per diventare carta riciclata.

Mentre difficilmente ci si potrebbe stancare di leggere e rileggere un Calvino o un Bevilacqua e i loro libri, le loro parole ancora girano per il mondo!

E’ questa la differenza!

Vincenzo Calafiore

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