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Medio Oriente, tregua di due settimane: Donald Trump frena i raid sull’Iran

Si apre uno spiraglio diplomatico nella crisi tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato la decisione di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum a Teheran, sospendendo temporaneamente i bombardamenti in cambio di un impegno preciso: l’apertura “completa, immediata e sicura” dello Stretto di Hormuz.

L’annuncio è arrivato attraverso un post su Truth, in cui Trump ha spiegato di aver accolto le richieste del premier pakistano Shehbaz Sharif e del capo dell’esercito Asim Munir, che avevano sollecitato una pausa nelle operazioni militari previste contro l’Iran.

Teheran accetta, decisiva la mediazione cinese

Dall’altra parte, la Repubblica islamica avrebbe dato il via libera alla proposta anche grazie all’intervento della Cina, che nelle ultime ore ha spinto per una de-escalation. Secondo fonti iraniane, lo stop sarebbe stato approvato dalla guida suprema Mojtaba Khamenei.

Nonostante l’apertura, la televisione di Stato iraniana ha definito la decisione americana una “umiliante ritirata”, segno che il clima resta teso. Tuttavia, già nei prossimi giorni potrebbero partire i primi colloqui diretti: secondo indiscrezioni, Islamabad potrebbe ospitare un vertice tra Washington e Teheran.

Verso un accordo? “Siamo a un punto avanzato”

Nel suo intervento, Trump ha parlato di negoziati ormai in fase avanzata per una “pace a lungo termine con l’Iran” e più in generale per la stabilità del Medio Oriente. Il tycoon ha citato una proposta in 10 punti avanzata da Teheran, definendola una “base concreta” su cui costruire l’intesa finale.

Israele aderisce, ma resta sorpresa

Anche Israele avrebbe accettato di aderire alla tregua temporanea. Secondo fonti statunitensi, Tel Aviv avrebbe dato il via libera alla sospensione dei raid durante le trattative, anche se media locali parlano di una certa sorpresa del governo guidato da Benjamin Netanyahu per la svolta americana.

Il Pakistan: “Cessate il fuoco su tutti i fronti”

A rafforzare il quadro è stato ancora il premier pakistano Shehbaz Sharif, che ha parlato di un cessate il fuoco esteso “ovunque”, includendo anche il Libano e altri scenari collegati al conflitto.

Una tregua fragile, dunque, ma che potrebbe rappresentare il primo passo concreto verso una de-escalation in una delle aree più instabili del pianeta.

 

Redazione

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