Secondo quanto riportato dal The New York Times, diversi leader europei sarebbero finiti sotto pressione da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che avrebbe sollecitato uno stanziamento immediato di risorse militari per porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz.
La richiesta, tuttavia, non avrebbe trovato adesioni concrete. Sempre secondo il quotidiano statunitense, i governi europei mantengono una linea prudente, anche alla luce dei dubbi sulla reale situazione sul campo. In particolare, diversi Paesi non sarebbero convinti che l’Iran abbia effettivamente posizionato mine nello strategico passaggio marittimo.
Per questo motivo, le cancellerie europee avrebbero manifestato una disponibilità limitata ad un eventuale intervento nel Golfo Persico, circoscrivendolo a operazioni di sicurezza come l’impiego di unità dragamine e solo al termine del conflitto in corso.
Uno scenario che evidenzia ancora una volta le divergenze tra Washington e le capitali europee nella gestione delle crisi internazionali, soprattutto quando in gioco ci sono equilibri geopolitici delicati e il rischio di un’escalation militare su scala globale.
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