Negli Stati Uniti, la guerra in Medio Oriente continua a suscitare opinioni contrastanti tra cittadini e politici. A raccontare come gli americani stanno vivendo questi giorni è Attilio Carbone, italo-americano residente a Long Island da oltre 70 anni, ospite su Fast News Platform.
Secondo Carbone, una parte della popolazione considera il conflitto “inutile”, mentre altri ritengono necessaria l’azione intrapresa dall’amministrazione Trump per distruggere le infrastrutture iraniane dedite alla produzione di armi nucleari. L’attacco dello scorso anno, che aveva colpito i laboratori militari in Iran, non avrebbe fermato la produzione di bombe, rendendo necessaria un’ulteriore operazione militare, a detta del giornalista italo-americano.
Il dibattito politico interno è acceso: i Democratici criticano duramente Trump, definendo la guerra non necessaria e votando al Congresso per limitarne la prosecuzione. Tuttavia, il Senato ha respinto la misura, lasciando al presidente libertà d’azione. “Il nuovo leader iraniano ha dichiarato che la guerra finirà quando lo decideranno loro, non gli Stati Uniti”, osserva Carbone.
Preoccupazioni crescenti riguardano la sicurezza interna. L’attacco di Detroit a una sinagoga del Michigan, con uno sparatore ucciso subito dalla sicurezza, sarebbe stato motivato dalla vendetta per la morte di due fratelli dell’uomo in Libano, con collegamenti a organizzazioni rivoluzionarie. L’episodio ha spinto le autorità a rafforzare la protezione di eventi pubblici ad alto rischio, come la cerimonia degli Oscar in California.
L’impatto economico è evidente: secondo Carbone, il costo della vita è aumentato sensibilmente, con la benzina che in California raggiunge 5,49 dollari al gallone e il prezzo dei generi alimentari raddoppiato in alcune zone. Non sono previsti aiuti economici diretti per le famiglie, dopo il blocco da parte della Corte Suprema dei bonus promessi da Trump.
Anche le imprese statunitensi mostrano incertezza sulle strategie energetiche, tra l’uso delle riserve interne e il recente accordo sul petrolio con la Russia. Le prime vittime americane sono già arrivate dal fronte, con timori di un coinvolgimento più ampio simile al Vietnam, mentre l’invio di duemila Marines vicino all’Iran fa presagire possibili interventi terrestri.
Carbone ricorda inoltre le esperienze militari vissute in prima persona, dalla crisi dei missili di Cuba alla guerra in Vietnam e agli interventi più recenti in Afghanistan e Venezuela, sottolineando come ogni conflitto abbia avuto impatti duraturi sulla popolazione e sull’opinione pubblica.
Secondo l’italo-americano, l’opinione pubblica americana prevede una guerra lunga: “Non sarà breve, a meno di un accordo diplomatico. Gli iraniani sono più duri di prima e continueranno gli attacchi”. I giovani sembrano meno interessati alla crisi, mentre la popolazione adulta teme conseguenze economiche e militari durature.
Infine, Carbone commenta la situazione politica interna: i sondaggi indicano che solo una parte minoritaria degli americani approva l’operato di Trump, e l’esito delle prossime elezioni di midterm potrebbe cambiare radicalmente le strategie dell’amministrazione.
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