Cultura e pensiero critico: Giovanni Firera racconta il valore del Premio Vitaliano Brancati

Intervista a Giovanni Firera, presidente dell’Associazione Culturale “Vitaliano Brancati”, dopo la serata alla Cappella dei Banchieri e dei Mercanti di Torino

TORINO — La cultura come spazio di confronto civile e come strumento per restituire profondità al dibattito pubblico. È questo il filo conduttore della serata dedicata al Premio Vitaliano Brancati che si è svolta nella storica Cappella dei Banchieri e dei Mercanti. Un appuntamento che ha riunito esponenti del mondo della cultura, del giornalismo e delle istituzioni. Ne parliamo con Giovanni Firera, presidente dell’Associazione Culturale “Vitaliano Brancati.

 

Da sin: Arturo Santise, Giovanni Firera,Licia Mattioli, Antonia Brancati

 

Presidente Firera, la recente serata alla Cappella dei Banchieri e dei Mercanti dedicata al Premio Vitaliano Brancati ha suscitato grande attenzione. Che significato ha avuto per lei questo appuntamento?

«La serata alla Cappella dei Banchieri e dei Mercanti ha rappresentato molto più di un evento culturale. È stata la dimostrazione concreta che la cultura, quando è autentica e condivisa, sa ancora riunire persone, idee e sensibilità diverse. In un luogo così ricco di storia e spiritualità civica abbiamo voluto riportare al centro il pensiero di Vitaliano Brancati, uno scrittore che ha saputo leggere la società con lucidità e ironia. È stato un momento di grande intensità culturale e umana per la città di Torino».

Perché oggi è così importante riproporre la figura e il pensiero di Vitaliano Brancati?

«Brancati è uno degli autori più moderni del Novecento italiano. La sua capacità di smascherare le ipocrisie del potere, i conformismi sociali e le debolezze dell’uomo rimane di una straordinaria attualità. In un’epoca come la nostra, segnata da superficialità e comunicazioni veloci, tornare a Brancati significa recuperare uno sguardo critico e profondo sulla società».

Giovanni Firera e Antonia Brancati (figlia di Vitaliano Brancati e Anna Proclemer)

L’evento torinese ha riunito personalità della cultura, del giornalismo e delle istituzioni. Che messaggio ha voluto lanciare?

«Il messaggio è semplice ma potente: la cultura deve tornare ad essere uno spazio di dialogo civile. Quando giornalisti, studiosi, istituzioni e cittadini si incontrano attorno a un’idea alta di cultura, si crea una comunità più consapevole. Il Premio Brancati nasce proprio con questo spirito».

Quanto è importante il ruolo della cultura nel migliorare la società?

«È fondamentale. La cultura non è un lusso per pochi, ma uno strumento per costruire cittadini più liberi e responsabili. Una società che perde il contatto con la cultura perde anche la capacità di pensare criticamente e di immaginare il futuro».

 

Da sin: Osvaldo Napoli, Enzo Ghigo, Giovanni Firera e Arturo Santise

 

Lei ha parlato spesso della necessità di invertire una tendenza negativa della società contemporanea. Cosa intende?

«Viviamo in un tempo in cui prevalgono spesso il rumore, l’immediatezza e la superficialità. La cultura, invece, richiede tempo, riflessione e profondità. Invertire questa tendenza significa restituire valore alla conoscenza, alla lettura, al pensiero critico. Significa educare le nuove generazioni alla bellezza dell’intelligenza».

Che ruolo ha l’Associazione Culturale Vitaliano Brancati in questo percorso?

«L’associazione nasce con l’obiettivo di mantenere vivo il pensiero e l’opera di Vitaliano Brancati, ma anche di promuovere una visione più ampia della cultura come strumento di crescita civile. Organizziamo incontri, premi, dibattiti e momenti di confronto proprio per alimentare questa consapevolezza».

La Cappella dei Banchieri e dei Mercanti è uno dei luoghi più affascinanti di Torino. Quanto conta la scelta dei luoghi per iniziative culturali?

«Conta moltissimo. I luoghi hanno una memoria e un’anima. Quando la cultura incontra spazi storici e simbolici della città si crea una sintonia speciale tra passato e presente. È un modo per far dialogare la storia con la contemporaneità».

 

Da sin: Giovanni Firera e Enzo Ghigo

 

Durante la serata erano presenti anche figure importanti del mondo del giornalismo e della cultura. Che ruolo ha oggi il giornalismo nella difesa della qualità del dibattito pubblico?

«Il giornalismo ha una responsabilità enorme. Deve contribuire a elevare il livello del dibattito pubblico, non ad abbassarlo. Premiare giornalisti che hanno saputo distinguersi per serietà e profondità significa anche riaffermare l’importanza di un’informazione libera e consapevole».

 

Da sin: Viviana Ferrero, Silvia Leone, Giovanni Firera, Arturo Santise, Claudio Pasqua

Qual è la sfida culturale più urgente oggi?

«La sfida più grande è restituire centralità alla bellezza culturale. In un mondo dominato dalla velocità e dall’effimero dobbiamo tornare a valorizzare la qualità del pensiero, della letteratura e dell’arte. Solo così possiamo costruire una società più equilibrata e più umana».

 

Giovanni Firera e Antonia Brancati (figlia di Vitaliano Brancati e Anna Proclemer)

 

Che messaggio desidera lasciare ai giovani?

«Ai giovani direi di non avere paura della profondità. La cultura non è qualcosa di distante o di elitario: è uno strumento di libertà. Leggere, studiare, interrogarsi sul mondo significa costruire la propria autonomia di pensiero. E una società diventa migliore proprio quando i suoi cittadini imparano a pensare con la propria testa».

 

 

Redazione

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