Il conflitto in Medio Oriente rischia di avere ripercussioni dirette anche sull’economia pugliese. L’aumento delle quotazioni internazionali di petrolio e gas, infatti, tende a trasferirsi rapidamente sulle bollette energetiche e, a cascata, sui prezzi al dettaglio. Il rischio concreto è una nuova stretta per imprese e famiglie, già messe alla prova dall’instabilità dei mercati.
Il dato più significativo, però, riguarda la struttura del settore energetico italiano. La Puglia è tra le regioni con il maggior surplus di energia: produce circa 10.000 gigawatt in più rispetto al proprio fabbisogno, grazie soprattutto agli impianti da fonti rinnovabili. Eppure, sul piano economico e fiscale, il territorio raccoglie pochissimo.
Secondo lo studio realizzato dal data analyst e giornalista Davide Stasi, nel 2025 le società pugliesi di fornitura di energia elettrica e gas hanno fatturato appena 727 milioni di euro, pari allo 0,3% del totale nazionale, che sfiora i 251 miliardi di euro. Un divario evidente che fotografa uno squilibrio strutturale.
L’intero settore, infatti, risulta fortemente concentrato in sole due regioni: Lazio e Lombardia. Le aziende con sede legale nel Lazio hanno generato oltre 127 miliardi di euro (51% del totale), mentre quelle lombarde circa 80 miliardi (32%). Complessivamente, l’82% del fatturato nazionale si concentra in queste due aree, nonostante la produzione energetica sia diffusa in tutta Italia, in particolare nei territori dove sono installati impianti fotovoltaici, eolici, idrici e da bioenergie.
Dopo Lazio e Lombardia si collocano Trentino-Alto Adige (9,2 miliardi), Liguria (6,5), Veneto (5,7), Piemonte (4,1), Emilia-Romagna (3,7), Toscana (3,2), Umbria (2,5), Campania (1,7), Valle d’Aosta (1,5), Marche (oltre un miliardo), Friuli-Venezia Giulia (994 milioni) e Sardegna (799 milioni). La Puglia è soltanto quindicesima su venti regioni.
Il nodo è fiscale: le imposte vengono versate nel luogo in cui la società ha sede legale e amministrativa. Ciò significa che territori produttori di energia, come la Puglia, non beneficiano proporzionalmente del gettito generato dal settore. Un meccanismo che, secondo Stasi, alimenta diseguaglianze territoriali già evidenti.
La produzione da fonti rinnovabili rappresenta certamente una grande opportunità di sviluppo, ma – sottolinea l’analista – occorre garantire che i benefici ricadano sui cittadini e sulle imprese locali, non soltanto in termini ambientali ma anche economici. Centrale resta anche l’equilibrio tra nuovi impianti energetici, tutela del paesaggio, turismo e comparto agricolo.
Di tutto questo parleremo in diretta domani, giovedì 5 marzo 2026, alle ore 14:30, su Fast News Platform. Ospite esclusivo sarà proprio Davide Stasi, autore dello studio, con il quale analizzeremo nel dettaglio le conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente e gli effetti sul sistema energetico italiano e pugliese.
L’appuntamento sarà trasmesso sui canali ufficiali della piattaforma, tra cui YouTube e i portali internazionali collegati:
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