di Paolo Fedele *
Di questo Festival di Sanremo, ciò che mi ha colpito di più… è stato lui.
Lui, proprio lui. Sal Da Vinci, cantante napoletano di origine, non stava portando solo una canzone.
Stava portando con sé Napoli, le sue radici, la sua gente, tutto il cammino che lo ha portato fin lì.
Poi è successo qualcosa che non si può fingere.
La voce si è incrinata.
Gli occhi si sono riempiti di lacrime.
E per un attimo sembrava che il tempo si fosse fermato.
In quel momento non c’era più solo un artista che cantava davanti a milioni di persone.
C’era un uomo che sentiva il peso e la bellezza di tutto quello che aveva vissuto.
Non erano lacrime di debolezza.
Erano lacrime di gratitudine.
Gratitudine per la strada fatta, per chi gli è stato accanto, per la possibilità di essere ancora lì, su quel palco così importante.
E mentre guardava l’orchestra e il pubblico con gli occhi lucidi, sembrava quasi voler dire senza parlare:
“Io sono ancora quel ragazzo napoletano che sogna”.
Il pubblico del Festival di Sanremo lo ha applaudito con affetto.
Ma quella sera, più delle parole e più della musica, hanno parlato le sue lacrime.
Perché quando un artista si commuove così, davanti a tutti, non sta mostrando fragilità.
Sta mostrando il cuore.
E il cuore, quando è vero, arriva sempre dritto dentro quello degli altri.
* Riceviamo e pubblichiamo
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