Mentre si avvicina una nuova tornata di negoziati prevista per il 17 e 18 febbraio tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, il clima resta teso sul piano diplomatico e militare. Nelle ultime ore da Mosca sono arrivate parole durissime nei confronti di Kiev, mentre sul terreno si registrano nuovi attacchi e operazioni di difesa aerea.
Ad intervenire è stata la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha accusato il governo ucraino di aver “raggiunto il livello di una cellula terroristica internazionale con tendenze neonaziste”. La dichiarazione, riportata dall’agenzia di stampa RIA Novosti, segna un ulteriore irrigidimento del linguaggio diplomatico alla vigilia dei colloqui.
Le parole di Zakharova si inseriscono in un contesto di continui scontri. Nelle ultime ore, infatti, sono proseguiti i combattimenti su più fronti. In Ucraina nuovi attacchi hanno colpito il porto di Odessa, infrastruttura strategica già bersaglio in diverse fasi del conflitto per il suo ruolo nei traffici commerciali e nelle esportazioni di grano.
Sul versante russo, esplosioni e attacchi con droni sono stati segnalati nella regione di Krasnodar Krai, dove secondo le autorità locali si registrano almeno due feriti. Non è la prima volta che aree interne della Federazione russa vengono colpite da velivoli senza pilota attribuiti alle forze ucraine.
Il ministero della Difesa di Mosca ha inoltre dichiarato che i sistemi di difesa aerea russi hanno “intercettato e distrutto 43 velivoli senza pilota ucraini ad ala fissa” nelle regioni di Bryansk Oblast, Kaluga Oblast, Tula Oblast e nell’area di Mosca. Le informazioni non sono al momento verificabili in modo indipendente.
Il nuovo scambio di accuse e le operazioni militari in corso rendono ancora più complesso il percorso verso una de-escalation. La finestra negoziale del 17 e 18 febbraio arriva in un momento delicato, con entrambe le parti che mantengono una linea pubblica ferma e, sul campo, continuano a confrontarsi con droni, artiglieria e sistemi di difesa aerea.
Resta da capire se i prossimi colloqui riusciranno ad aprire uno spiraglio concreto o se le tensioni registrate nelle ultime ore rappresentino l’ennesimo segnale di un conflitto ancora lontano da una soluzione condivisa.
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