Liguria

Il compleanno che il tempo non può spegnere: Giuseppe Tusa, memoria viva

di Paolo Fedele *

Oggi sarebbe dovuto essere un giorno di festa, di candeline accese, di telefonate, di abbracci. Un giorno normale e prezioso, come tutti i compleanni. Invece oggi è un giorno che profuma di assenza e di memoria. Oggi ricordiamo Giuseppe Tusa, uno di quei ragazzi che la vita ha strappato troppo presto, nella tragica notte del 7 maggio 2013, quando una nave mercantile urtò la torre Piloti del porto di Genova, provocandone il crollo e la morte di nove uomini che stavano semplicemente facendo il loro lavoro.

Giuseppe era un sottocapo della Capitaneria di porto, un giovane serio, appassionato del mare, ma anche un ragazzo pieno di luce, di musica, di sogni. Chi lo conosceva racconta il suo sorriso, la sua capacità di unire le persone, la sua energia contagiosa. Dietro la divisa c’era un figlio amatissimo, un amico leale, un giovane che guardava al futuro con fiducia.
Da quel momento, nulla è stato più come prima. Il dolore più grande è rimasto nel cuore di sua madre, Adele, che negli anni ha affidato a messaggi struggenti, appelli pubblici e parole cariche di dignità tutta la sua battaglia per la verità. Le sue frasi, spesso intrise di lacrime e coraggio, hanno colpito l’opinione pubblica: una madre che non accetta il silenzio, che non si rassegna a una tragedia senza risposte, che continua a chiedere rispetto per la vita di suo figlio e per quella di tutte le vittime.

Ogni anniversario, ogni compleanno, diventa così un momento di raccoglimento collettivo. Non è solo un ricordo personale: è una ferita che appartiene a un’intera comunità. Giuseppe oggi vive nelle parole di chi lo ricorda, nella musica che amava, nell’impegno a rendere il lavoro più sicuro, affinché nessun’altra famiglia debba conoscere un dolore simile.

Nel giorno in cui avrebbe spento un’altra candela, il suo nome torna a farsi voce, emozione, responsabilità. Ricordare Giuseppe Tusa significa non arrendersi all’indifferenza, trasformare la memoria in coscienza, il dolore in umanità.

* Riceviamo e pubblichiamo

Redazione

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