Unire e non dividere. Lavorare insieme, valorizzare sinergie autentiche e non legate a convenienze personali. Costruire il presente con uno sguardo verso il futuro.
Principi condivisibili. Ma siamo davvero certi che, a Perugia e in Umbria, vengano messi in pratica?
C’è una distanza sempre più evidente tra ciò che si proclama e ciò che accade. Spesso, quando si organizzano eventi che dovrebbero rappresentare tutta la comunità, il perimetro della partecipazione si restringe senza spiegazioni che abbiano una logica. Alcune voci, alcune esperienze, rimangono fuori. Sempre le stesse.
Il paradosso è evidente: si invoca l’unità e poi si pratica l’esclusione. Si parla di futuro e si ignorano realtà che quel futuro lo costruiscono ogni giorno attraverso lavoro, competenza e impegno. Si celebra l’incontro e si finiscono per creare recinti.
Scelte di questo tipo non indeboliscono solo un evento: indeboliscono la credibilità di chi proclama valori universali. Senza apertura, senza dialogo tra istituzioni, non esiste visione condivisa. Esiste solo una gestione episodica, autoreferenziale e fragile.
Forse è il momento di chiedersi: stiamo davvero lavorando per il bene comune, o solo per preservare equilibri di comodo?
Unire significa includere. Il resto è solo narrazione.
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