di Paolo Fedele *
Vibo Valentia è stata nuovamente ferita da un gravissimo atto intimidatorio. I colpi di pistola esplosi contro l’autovettura del Presidente del Consiglio comunale, Antonio Iannello, rappresentano un gesto vile e inaccettabile che colpisce non solo una persona, ma l’intera comunità democratica.
A rendere l’episodio ancora più sconcertante e allarmante è il fatto che a bordo dell’autovettura si trovava lo stesso Presidente del Consiglio comunale. Un dettaglio che accresce la gravità dell’accaduto e conferma la natura intimidatoria e potenzialmente letale di un atto che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.
Un’azione criminale che non può e non deve essere minimizzata: si tratta di un attacco diretto alle istituzioni, alla libertà di amministrare e al diritto dei cittadini di vivere in una città fondata sul rispetto delle regole e della convivenza civile.
È inconcepibile che una città come Vibo Valentia debba ancora subire simili offese. Atti di questo genere, imbarbarici e intimidatori, appartengono a una logica violenta e arretrata che nulla ha a che vedere con i valori di una comunità che vuole crescere, emanciparsi e guardare al futuro.
Questi gesti non fanno paura: offendono profondamente. Offendono i cittadini onesti, le famiglie, i lavoratori, i giovani. Offendono chi ogni giorno si impegna per costruire una città migliore, libera da ricatti e sopraffazioni.
Alla solidarietà istituzionale si unisce anche quella, forte e sincera, dei figli di Vibo Valentia che oggi vivono lontano dalla propria terra, per ragioni di lavoro e di vita, ma che continuano a portarla nel cuore come radice identitaria. Vibonesi DOC che seguono con attenzione e dolore quanto accade nella loro città e che in queste ore esprimono indignazione, rabbia e profondo risentimento per l’ennesimo atto che colpisce Vibo e la sua immagine.
Chi ama davvero Vibo Valentia non può restare indifferente. Anche da lontano, il legame resta forte e si traduce in una solidarietà convinta e senza esitazioni nei confronti del Presidente Antonio Iannello e di tutte le istituzioni democratiche colpite da questo gesto.
Attorno al Presidente deve stringersi un fronte compatto. Le istituzioni, tutte, sono chiamate a reagire con fermezza e unità, mentre alle forze dell’ordine va il ringraziamento e l’incoraggiamento a fare piena luce sull’accaduto, assicurando i responsabili alla giustizia.
Vibo Valentia non si piega, non arretra e non accetta di essere ostaggio della violenza. La risposta deve essere chiara, collettiva e determinata: più legalità, più coraggio, più presenza dello Stato e delle istituzioni democratiche.
La città merita rispetto. E il rispetto passa anche dalla condanna netta e senza ambiguità di ogni forma di intimidazione.
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