di Daniela D’Alimonte *
Il romanzo Scialacca di Kristine Maria Rapino (Sperling & Kupfer) si presenta come un’opera intrigante fin dal titolo. “Scialacca” – termine che richiama un composto utilizzato per colorare i fuochi d’artificio – diventa metafora perfetta di una storia che ruota proprio attorno a una fabbrica di fuochi e alla vicenda di una famiglia segnata dal dolore, dalla perdita e, infine, dalla rinascita.
È in quella fabbrica che ha perso la vita Emma, la moglie di Gillo, uno dei protagonisti, a causa di un’esplosione. Da quel giorno il dolore di Gillo si è trasformato in chiusura, malinconia e rabbia, soprattutto verso suo fratello Francesco. Diverso da lui per temperamento e destino, Francesco è un giovane inquieto, che ha conosciuto la marginalità, il rischio e persino la droga. I due fratelli, uniti da un legame profondo ma tormentato, si sono allontanati proprio dopo la tragedia, incapaci di condividere il lutto.
Il romanzo può essere letto come una moderna parabola del “figliol prodigo”: Francesco, dopo anni di lontananza, torna a casa portando con sé un senso di colpa mai sopito — perché, in quel giorno fatale, doveva essere lui al posto di Emma. Il ritorno, tuttavia, diventa occasione di riscatto. Come nella parabola evangelica, anche qui la famiglia accoglie, perdona e, attraverso un difficile percorso di riconciliazione, ritrova l’armonia perduta.
Kristine Maria Rapino orchestra con abilità i momenti di tensione, mantenendo una scrittura accattivante ma profonda, capace di indagare gli animi dei protagonisti e di restituire al lettore la loro evoluzione interiore. Accanto ai due fratelli si staglia la figura di Aria, una giovane quasi impalpabile, dal nome che ne rispecchia la leggerezza e la trasparenza. È lei a diventare il fulcro delle energie positive che attraversano la famiglia, a guidare Gillo e Francesco verso la riconciliazione e a dare alla piccola Celeste la possibilità di guardare al futuro con serenità. Nel momento in cui Aria diventa il punto di riferimento per gli altri, trova anche la propria identità e la forza di aprirsi all’amore.
Rapino si conferma autrice dalla voce autentica e dall’animo sensibile, capace di esplorare i labirinti dell’essere umano e la sua costante ricerca di luce, speranza e fede. Scialacca è una storia di dolore e rinascita, di colpa e perdono, ma soprattutto di amore che resiste, anche quando sembra spento.
Lo scenario, come spesso accade nei testi dell’autrice, è un paesaggio abruzzese non meglio definito, ma immediatamente riconoscibile per la sua forza evocativa. Qui la natura e i luoghi diventano parte integrante del racconto: la fabbrica che un tempo ha portato la morte diventa simbolo di rinascita, di amore e di vita.
Con Scialacca, Kristine Maria Rapino ci consegna ancora una volta una storia che parla al cuore, ricordandoci che dalle macerie può sempre scaturire una nuova luce.
* Riceviamo e pubblichiamo la recensione
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