Esteri

La testimonianza di Mikis Pashias, soldato e scrittore della memoria: “Così sopravvivemmo all’invasione turca di Cipro”

È una voce schietta e potente quella di Mikis Pashias, veterano del 361° Battaglione di Fanteria e testimone diretto dell’invasione turca di Cipro nel 1974. Oggi la sua storia, rimasta per decenni chiusa in un quaderno dimenticato, sta tornando alla luce come documento umano e storico di straordinaria intensità. Un racconto autobiografico, scritto con la crudezza e la sincerità di chi ha vissuto l’orrore della guerra senza alcun filtro letterario, ma con la forza di una memoria che non vuole essere dimenticata.

Pashias, originario del sobborgo di Yeri, nella periferia di Nicosia, era un giovane soldato quando le truppe turche sbarcarono sull’isola. Nelle sue pagine, redatte subito dopo la fine del conflitto e ritrovate soltanto anni dopo dalla famiglia, rivive ogni istante di quella tragica estate: le imboscate, i bombardamenti, la paura, i compagni caduti, il peso della sopravvivenza.

Il suo racconto è stato recentemente presentato in diverse sedi culturali cipriote, suscitando forti emozioni nel pubblico e riaprendo una ferita mai davvero rimarginata. “Non aspettatevi poesia, né eroi da romanzo”, ha spiegato lo stesso autore. “Queste sono parole semplici, scritte per non dimenticare. Scritte perché nessuno possa dire di non sapere”.

Pashias non risparmia critiche a chi, nel tempo, ha preferito il silenzio alla verità, lasciando soli i reduci e le famiglie dei dispersi. Non mancano nel testo riferimenti alla cultura e alla spiritualità greca: dalle preghiere rivolte alla Vergine Maria nei momenti di disperazione, fino alle evocazioni epiche di figure come Omero e Makrygiánnis. Una narrazione che intreccia tragedia e identità, ferite e orgoglio.

Il caso di Mikis Pashias sta assumendo un valore simbolico anche al di fuori dei confini ciprioti. Diversi studiosi e documentaristi hanno iniziato a interessarsi alla sua vicenda, ipotizzando progetti di traduzione e trasposizione cinematografica. Perché la sua testimonianza non è solo la storia di un uomo, ma di un popolo che ha conosciuto la guerra, l’abbandono e il dovere della memoria.

Nel cinquantesimo anniversario dall’invasione turca, la voce di Mikis Pashias suona come un richiamo alla coscienza collettiva: “Abbiamo il dovere di ricordare. Per i morti, per i dispersi. Ma anche per i vivi, che oggi camminano su una terra divisa e meritano verità”.

Redazione

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