Economia

Un carro, una visione: il Pride sostenibile di Prima Assicurazioni conquista Milano

A volte, per cambiare davvero le cose, non servono solo numeri da record o tecnologie all’avanguardia. Serve una visione. È con questa convinzione che Prima Assicurazioni ha preso parte al Milano Pride 2025, portando in corteo non solo un carro colorato e vibrante, ma un’idea forte di futuro: più inclusivo, più condiviso, più sostenibile.

E il messaggio è arrivato chiaro, al punto che il carro firmato Prima è stato premiato come “Più Sostenibile” dell’intera manifestazione, grazie a un progetto ribattezzato con orgoglio “Green to Queer”.

Un premio che parla di scelte, non di apparenze

Dietro quel carro c’è molto di più di un mezzo elettrico e un impianto audio a energia solare. 

C’è una scelta precisa: fare le cose in modo coerente con i propri valori, anche quando si tratta di partecipare a una parata. Prima ha deciso di non limitarsi a “esserci”, ma di portare un modello di presenza responsabile, sostenibile non solo nel linguaggio, ma nei fatti.

Le grafiche che hanno decorato il carro sono nate all’interno dell’azienda, durante un workshop che ha coinvolto dipendenti di ogni area.

Nessun artista esterno, nessun outsourcing creativo: solo persone che ogni giorno lavorano insieme e che, in questa occasione, hanno deciso di mettere in comune idee, colori e messaggi.

Sul carro, voci che uniscono

Ad animare il corteo c’era Sarah Toscano, giovane talento musicale emerso a Sanremo, accompagnata dalla solare e brillante Sabrina Bambi, attrice e conduttrice capace di unire ironia e profondità. Due presenze diverse, complementari, che hanno saputo parlare a un pubblico vasto e variegato, nel nome dell’inclusione.

La loro energia ha reso il carro Prima un punto di aggregazione, un’onda positiva che ha attraversato la città lasciando dietro di sé non solo musica e sorrisi, ma riflessioni.

True Colors: quando i valori sono concreti

C’è un motivo se la partecipazione di Prima al Pride non è un’operazione di facciata. 

Da tre anni l’azienda porta avanti, con discrezione ma determinazione, un progetto interno chiamato True Colors: un network LGBTQIA+ nato dai dipendenti stessi, pensato per creare dialogo, formazione e consapevolezza all’interno del contesto lavorativo.

Non si tratta di un’iniziativa simbolica, ma di uno spazio reale dove si parla di linguaggio inclusivo, cultura aziendale, benessere. Dove le persone possono esprimersi per quello che sono, senza filtri. 

E questo è forse il più forte dei messaggi che il carro “Green to Queer” ha portato in corteo: l’inclusività inizia dentro, ogni giorno.

La città accesa dai colori del Pride

Anche il Palazzo di Fuoco, sede di Prima Assicurazioni in Piazzale Loreto, si è illuminato per l’occasione con le luci dell’arcobaleno. Un gesto semplice, visibile, che ha dato continuità al messaggio portato in strada.

In una Milano piena di energia, in festa ma anche attenta, i colori sono diventati contenuto, simbolo di un’identità aziendale che non separa l’innovazione dall’inclusione, la tecnologia dalla partecipazione.

Un Pride che guarda avanti

Per un’azienda come Prima, che nel 2025 celebra dieci anni dalla fondazione, questo Pride ha rappresentato molto più di una ricorrenza. È stata un’occasione per rimettere al centro ciò che conta davvero: le persone, le relazioni, le scelte consapevoli.

Come ha ricordato Fabia Bernacchi, Global Chief Communication and Brand Officer di Prima Assicurazioni:

“Innovazione, responsabilità, attenzione alle persone. Partecipare al Pride significa vivere questi valori in modo autentico. La responsabilità non è solo ambientale: è anche sociale, culturale, umana.”

Esserci nel modo giusto

Il carro “Green to Queer” ha dimostrato che si può sfilare con leggerezza, ma senza superficialità. Che si può celebrare, ma anche costruire. E che un’azienda può partecipare al Pride non per esserci, ma per esserci nel modo giusto.

In un settore — quello assicurativo — che per troppo tempo è stato distante dalle persone, Prima sta cambiando le regole. Con la tecnologia, sì. Ma anche con l’ascolto, l’inclusione e l’energia giusta per guidare un cambiamento vero.

Redazione

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