“….. perché tu possa immaginare di quanto
sarebbe bello se, per quell’orizzonte che vedi
e che ti aspetta, ce ne fosse un altro ancora.
E qualcuno, un amico, una persona a te cara, qualcuno
fosse li ad attenderti e prendendoti per mano
ti farebbe trovare il tuo orizzonte.
Immaginarlo, inventarlo e su quel filo di speranza
posarti con la leggerezza di una parola: sono io.
Se tu lo facessi questo, davvero, sarebbe meraviglioso.
Sarebbe diversa e più bella, la vita, qualunque vita tua.
E non conosceresti il dolore delle cose, ma tutto sarebbe
davvero diverso, potresti sfiorare la felicità, o toccarla con mano. Per questo farsi ferire, anche morirne, e non importa perché tutto attorno a te sarebbe finalmente più umano . Per esserlo basterebbe l’amore di qualcuno.
Qualcuno che saprebbe indicarti e portati su quella strada, qui, in mezzo a questo silenzio, a questa solitudine, tra gente che non vuole parlare; una strada fatta di dolcezza e gratitudine.
Una strada da qui al cuore. “ Vincenzo Calafiore
“ Il tuo viaggio comincia dove finiscono le tue certezze” ! E’ la continua sfida della conoscenza, attraverso io dubbio, alla presunzione delle molteplici e diverse verità assolute o delle secolari abitudini, al mondo chiuso e circoscritto del proprio ,ristretto spazio vitale.
Non è solo voglia di conoscere, quella cosa che conduce verso altri universi, o verso altrui; in cui ci si sente estranei, almeno fino a quando i preconcetti e le riserve mentali su ogni diversità non si annullano nella reciproca accettazione.
E’ anche impulso naturale al passaggio da – sé – all’altro, come un ponte tra sponde di personalità e caratteri che devono,o dovrebbero, che possono, unirsi nel nome di una grande umanità.
E nulla potrà o può essere più vero, più autentico: l’altrove è il senso in più che da sé si alimenta nelle coscienze di chi il proprio prossimo identifica un’opportunità di crescita, e non nella violenta sfida per la supremazia ….. allora si che si può viaggiare, nel corso di ogni esistenza, approdando di continuo in altri “ altrove” più distanti dal proprio, o cogliendo ogni occasione possibile propizia per vivere, spostandosi anche di poco dai propri confini del proprio ambito relazionale.
Importante ed essenziale rimane comunque la conoscenza del nuovo, con la capacità o la semplice disponibilità ad acquisirne man mano l’essenza; diversamente il tuo viaggio resterà un’esperienza fine a se stessa, un percorso pressoché inutile.
Si spiega così il paradosso di tanto silenzio e diffidenza, del tenere distante da sé , del limitato bagaglio di esperienze, solo queste in grado di dare un arricchimento e un senso dell’altrove interiore un insieme di sensazioni e emozioni che insieme concorrono alla definizione del nuovo. Dunque del viaggio, come attimo prolungato di fascino e mistero, fino al punto da diventare – un fatto di coscienza- o addirittura un sentimento; nella stessa misura in cui l’altrove non è tanto un luogo, quanto un’attitudine.
Viaggiare con la fantasia, o raggiungendo un altro, o un luogo, diventa allora una modalità sempre diversa di vivere la propria vita
– al plurale- piuttosto che al singolare, da sé verso l’altro, scoprendosi non solo meno intruso, ma addirittura più umano.
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