La rinnovata sensibilità verso i temi dell’inclusione fa sì che oggi tutti, compresi gli imprenditori e i proprietari di aziende e imprese, si chiedano cosa si può fare per garantire l’accessibilità dei luoghi e non solo. Quando possiamo dire che un luogo di lavoro sia inclusivo, per esempio, per le persone con disabilità?
Abbiamo raccolto alcuni interventi concreti che aiutano ad abbattere barriere architettoniche, ostacoli alla produttività ma anche pregiudizi e stereotipi. Vediamo insieme di cosa si tratta e come applicarli a un ufficio pubblico.
Per favorire la mobilità delle persone con disabilità è possibile installare elementi che, senza sminuire l’autonomia e la dignità dell’individuo, consentano a clienti, collaboratori e dipendenti di spostarsi tra un piano e l’altro. È il caso dei montascale per disabili, o per meglio dire i servoscala a piattaforma. Questi ausili consentono di spostarsi in libertà e
autonomia all’interno dello spazio lavorativo a tutti, a chi si muove in sedie a rotelle ma
anche a chi semplicemente ha difficoltà ad affrontare le scale da solo e necessita di un
sostegno.
Chi lavora in ufficio ha a che fare spesso con monitor, videochiamate e riunioni. Oggi le tecnologie a nostra disposizione permettono di superare le barriere e gli ostacoli di chi abbia una disabilità uditiva o visiva. Parliamo di monitor appositamente pensati per questo tipo di disabilità, pc e sistemi di lettura e scrittura vocale, manuali e codici trascritti in linguaggio braille. Ma anche di persone addette alla traduzione in linguaggio per non udenti nel caso di riunioni o eventi in presenza.
Uno dei più grossi ostacoli sul lavoro, per chi ha una disabilità, è quello di doversi recare in ufficio tutti i giorni a un orario stabilito. Ciò richiede in alcuni casi di prendere i mezzi pubblici, guidare l’auto per diversi chilometri o affrontare un percorso a ostacoli arrivando in ufficio a piedi. Lo smart working, adoperato in grandi quantità nel periodo pandemico, ha dimostrato che per molti professionisti non è necessario recarsi in ufficio. Renderlo possibile a tutti permette di superare le diverse barriere, non solo quelle dovute alla disabilità, e promuovere un clima di inclusione e rispetto.
Con il decreto legislativo 62/2024 è cambiato il modo in cui ci riferiamo alle persone con disabilità. Del tutto cancellati dal vocabolario termini offensivi e stigmatizzanti a favore di definizioni più dignitose per la persona. Attenzione alle preferenze personali: nei documenti ufficiali e lavorativi è bene usare il linguaggio corretto secondo decreto; ma se un o una collega preferisce definirsi con un termine diverso, è giusto rispettare la sua volontà nei momenti informali.
Gli interventi che promuovono l’inclusione sono utilissimi e in alcuni casi obbligatori, ma non tengono conto delle specificità di ogni persona con disabilità. Compito di un buon leader o di un buon datore di lavoro è quello di ascoltare le esigenze personali e, nei limiti di un buon compromesso tra tutti i dipendenti o i collaboratori, rispettarle. Solo conoscendo i bisogni delle persone che lavorano con te puoi garantire loro un posto di lavoro davvero inclusivo.
Lo dicono le statistiche: le aziende che rispettano le esigenze di persone diverse per fisico, condizioni di salute, genere, etnia, religione e provenienza hanno maggior successo. Il motivo è facilmente intuibile. Un lavoratore o una lavoratrice che si sente a proprio agio nello spazio, che sente rispettati i suoi diritti e che vede valorizzata la propria condizione individuale è una persona più tranquilla, meno ansiosa e di conseguenza più produttiva. E l’effetto cascata funziona. Chi lavora bene farà sentire bene i membri del proprio team, i collaboratori esterni e i clienti. Tutta l’azienda ne beneficerà.
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