Sulla tranquilla collina spoletina di Bazzano Inferiore, prende vita un’installazione che permette a chi ha un messaggio in sospeso con una persona cara scomparsa di “parlare” con lei. Il “Telefono del vento”, progetto voluto dalla Fondazione Amen con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, si ispira a un’idea nata in Giappone e diffusa in altre parti del mondo.
La struttura consiste in una vecchia cabina telefonica, collocata in un luogo di pace, all’interno della quale è posizionato un telefono senza linea, simbolo di un ponte tra il visibile e l’invisibile. Accanto alla cabina, un libro consente ai visitatori di lasciare messaggi e pensieri, trasformando l’installazione in un luogo di memoria e raccoglimento.
Questa iniziativa nasce dall’esperienza personale di Stefano Andreini, presidente della Fondazione Amen. Racconta Andreini. “Quando avevo dieci anni, mio nonno è morto improvvisamente. Sentivo il bisogno di dirgli qualcosa, ma non sapevo come. Così scrivevo lettere e le bruciavo, immaginando che in qualche modo gli arrivassero”. Quando ha scoperto il “Telefono del vento”, ha deciso di portare questa esperienza anche a Spoleto.
Oltre ad essere un luogo di riflessione e ricordo, il “Telefono del vento” ha anche una funzione sociale. Se qualcuno lascia un messaggio nel libro esprimendo una richiesta d’aiuto, la Fondazione è pronta a offrire supporto attraverso collaborazioni con psicologi che forniscono aiuto gratuito, in particolare a chi sta affrontando un lutto o altre difficoltà emotive.
Il progetto ha vinto il bando promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto e rappresenta il primo “Telefono del vento” in Umbria e il quinto in Italia, dopo le installazioni in Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia. Un’iniziativa che vuole offrire uno spazio in cui poter esprimere ciò che spesso rimane inespresso, lasciando che il vento porti via parole, ricordi e, forse, un po’ di dolore.
La genesi del Telefono del Vento in Giappone
Nel dicembre del 2010, Itaru Sasaki, designer di giardini, perse il cugino a causa di un cancro. La sofferenza per questa perdita lo spinse a installare una cabina telefonica nel giardino di casa sua a Otsuchi, Giappone, una cabina scollegata dalla rete telefonica, per potersi sentire ancora vicino al parente scomparso. Ma il destino prese una piega tragica l’11 marzo 2011, quando un devastante terremoto seguito da uno tsunami colpì la regione di Tohoku, causando la morte di oltre 15.000 persone, di cui più di mille a Otsuchi. In seguito alla tragedia, Sasaki aprì la sua cabina al pubblico, offrendo a chiunque la possibilità di parlare con i propri cari defunti. Ogni anno, oltre 30.000 visitatori giapponesi si recano a Otsuchi per visitare il Telefono del vento, e grazie a una raccolta fondi, la cabina originale è stata sostituita con una versione in alluminio resistente agli agenti atmosferici.
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