Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Gianni Alemanno, secondo le forme previste dall’Ordinamento.
Durante un recente dibattito in Parlamento, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso una posizione netta sul Manifesto di Ventotene, redatto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, affermando: “Questa non è la mia Europa”. Un’affermazione che sottolinea una questione cruciale: il documento, considerato la base ideale dell’Unione Europea, propone una visione che esclude il valore delle Nazioni, puntando alla creazione di un super-stato sovranazionale al di fuori della volontà democratica dei popoli europei.
Secondo questa prospettiva, l’attuale assetto dell’UE riflette proprio i principi di quel Manifesto, dando vita a istituzioni che spesso si dimostrano distanti dalle esigenze nazionali e poco inclini al rispetto delle identità statali. Se questo è il punto di partenza, diventa difficile pensare a una riforma interna dell’Unione: i Trattati europei ne incarnano già le premesse ideologiche.
Per questo motivo, l’unica vera alternativa sarebbe un cambio radicale, volto a costruire un nuovo modello di cooperazione basato sulla sovranità nazionale, al di fuori delle strutture di Bruxelles.
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